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«Dante? Era un fotoreporter eccezionale»

«Dante? Era un fotoreporter eccezionale»

La prof. Cavazzuti del liceo Muratori all’università di Roma ha raccontato diversamente il poeta

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«Dante? Sarebbe un fotoreporter a tutto tondo». Parola di Roberta Cavazzuti. La storica insegnante del liceo Muratori ha tenuto mercoledì una lezione a studenti dell'Università di Roma Tre iscritti alla magistrale di Fotogiornalismo. L'incontro s'è tenuto all'interno del seminario organizzato dalla fotoreporter Annalisa Vandelli, che si chiude oggi con Cinzia Franchini.

Professoressa Cavazzuti, com'è andata?

«Benissimo. I ragazzi erano attentissimi, appassionati. E siamo andati oltre l'orario».

Mai insegnato all'università?

«No. Ho insegnato per 28 anni italiano e latino per le classi del triennio al Muratori. Ho avuto Annalisa Vandelli come studentessa. Mi ha chiesto di darle una mano».

Com'è nato il progetto "Dante Fotoreporter?

«Tengo lezioni su Dante all'istituto Dante Alighieri di Modena. Annalisa aveva sentito i canti III e V del Purgatorio e le sono venute in mente foto che aveva fatto. Da lì è nato il progetto. Nella lezione abbiamo mostrato come Dante riesca a essere visivo, non con la macchina fotografica, ma con la parola. Lui parla di "visibile parlare" nel canto X del Purgatorio».

Che fotoreporter sarebbe stato Dante?

«Un fotoreporter a tutto tondo. Non avrebbe trascurato nessun elemento di cronaca. Avrebbe fatto vedere episodi di guerra, di battaglia, di cronaca nera come la storia di Paolo e Francesca. Non avrebbe tralasciato alcun settore: la politica, la corruzione, le faide, le vendette, gli episodi familiari … Sarebbe davvero stato con la macchina fotografica in tutti canti con il suo reportage».

Da dove ha iniziato?

«Sono partita dalla "guerra delle pietà", quando Dante vede condannati come Brunetto Latini o Paolo e Francesca e ciò provoca un conflitto in lui. A quel punto Annalisa ha chiesto se anche un reporter poteva subire un effetto simile. La risposta è sì. Basti pensare quando vede un bambino che muore di fame: cosa fa? Scatta la foto, scrive o rinuncia?».

Che messaggio hanno ricevuto i ragazzi?

«Hanno compreso che per fare fotografia serve molta cultura. Immaginando un Dante fotoreporter, seppur con il punto interrogativo, hanno capito che la cultura è qualcosa che serve loro, non qualcosa di marginale».

Cosa ha provato lei?

«Sono soddisfatta. Avevo qualche timore perché avrei parlato a persone che si accingono a diventare fotoreporter e non volevo tradire Dante».

Nuove lezioni universitarie?

Ora come ora non so, ma ho molta energia e sono sempre disponibile per altre opportunità».

Gabriele Farina

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