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L’esercito del futuro punta sui cadetti per le sfide mondiali

di Saverio Cioce
L’esercito del futuro punta sui cadetti per le sfide mondiali

Discorsi sobri e diretti dai massimi vertici dell’esercito Sullo sfondo della cerimonia i preparativi per Mare Sicuro

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Per sdrammatizzare la tensione qualcuno lo aveva già definito “il giuramento dell’eclisse”, in omaggio all’oscuramento del sole che ha avuto il suo culmine prima della cerimonia del 196° corso “Certezza”.

Ma dopo il discorso in Parlamento del ministro Pinotti, giovedì pomeriggio, la solennità del momento ha preso il sopravvento. I cadetti che ieri hanno giurato fedeltà alla Repubblica hanno avvertito prima di chiunque altro la responsabilità della prossima missione militare che vedrà le forze armate impegnate in Libia. Da subito con uno schieramento davanti alla coste dei nostri dirimpettai in Africa e assieme ad altre nazioni europee che assomiglia molto a un blocco navale. Poi dopo le decisioni politiche e il passaggio all’Onu con un voto formale sarà ufficializzato l’intervento della missione militare a terra ma solo, come viene ripetuto in ogni consesso, quando i due parlamenti che oggi si contendono la supremazia in Libia avranno trovato un accordo e chiesto l’aiuto internazionale. Nel suo intervento il generale Claudio Graziano, comandante di Stato maggiore della Difesa, ha sottolineato che «Gli allievi di oggi devono avere capacità superiori rispetto a quelle richieste ai colleghi del passato perché si devono confrontare con un mondo ormai globalizzato in cui la soluzione di un problema non è mai soltanto militare, ma politica, diplomatica, economica e sociale. I nostri ufficiali - ha detto ancora - oggi devono avere un bagaglio di competenze e conoscenze molto ampio. Non solo preparazione militare ma anche sociale, linguistica, amministrativa perché si arriva in territori nuovi e lontani e bisogna fare i conti con i bisogni di popolazioni che si trovano in guerra, schiacciati dai combattimenti».

Graziano si è rivolto ai cadetti quando ha riassunto in poche parole il senso di una scelta di vita per chi indossa una divisa. «Porterete una responsabilità difficile per guidare uomini e realizzare gli obiettivi che vi sono stati richiesti. È la solitudine del comando, dovrete fare appello alle vostre forze per riuscire». Graziano ha pure ricordato il consenso che gli uomini delle forze armate riscuotono oggi rispetto a quaranta anni fa quando iniziava con il suo giuramento in Accademia: «Abbiamo superato le contrapposizioni di quell’epoca - ha ricordato - Oggi abbiamo 30 mila domande per le accademie delle quattro forze armate e per i ruoli da sottufficiale e volontari. Certo, c’è la ricerca del lavoro, ma anche il valore simbolico di una missione. Non scordiamoci che nella Grande Guerra cinque milioni di italiani hanno indossato la divisa al fronte; quella coesione tra popolo e forza armata non si è persa».

Con gli stessi accenti il comandante dell’Accademia, generale Salvatore Camporeale, ha dato la carica ai futuri ufficiali: «Siate degni delle sfide che vi attendono. L’Italia si attende molto da voi». Saluti affettuosamente energici anche da parte del comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Danilo Errico pure loro ex cadetti che hanno giurato nel cortile d’onore.

Il saluto della medaglia d’oro, il generale dei carabinieri Rosario Aiosa, è stata particolarmente affettuosa: i genitori sul loggiato sono stati a un passo dagli applausi, come pure non si sono trattenuti dal salutare i massimi vertici militari quando sono stati chiamati in causa per l’educazione ai figli.

Infine la tradizionale benevolenza per le punizioni disciplinari da cancellare mentre già fervono i preparativi per il Mak Pi.

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