Lega e rimborsi, gli interrogatori
Il commissario Ferrari in procura: «Sentito sulle spese di un camion elettorale»
I rimborsi spesa incassati dai leghisti modenesi e reggiani erano giustamente elargiti, oppure si è trattato di appropriazione indebita e quindi da perseguire? È quanto stanno cercando di capire gli interrogatori avviati in questi giorni presso la procura di Reggio che ha aperto l’inchiesta sulle spese dei padani emiliani. Ieri è toccato a Fabio Ferrari, commissario provinciale della Lega nord modenese, che è stato ascoltato nell’ambito dell’inchiesta avviata da Procura e Guardia di Finanza che ha messo appunto sotto la lente d’ingrandimento i rimborsi spese. Si tratta della prima tappa di un interrogatorio che proseguirà nei prossimi giorni. «Sono nella Lega dal 1996 per pura passione e non ho mai ricevuto uno stipendio in tutti questi anni – commenta Fabio Ferrari – ieri sono stato ascoltato e abbiamo verificato quali documenti servono agli inquirenti per procedere ad un’esatta ricostruzione dei fatti. I rimborsi sono tutti giustificati. Dovremo estrapolare la documentazione che riguarda gli anni specifici su cui si sta concentrando l’indagine e ieri mattina sono andato a confrontarmi su questo, per capire di che cosa hanno bisogno». Secondo quanto emerso ieri mattina, si tratta di poche centinaia di euro che riguardano in particolare gli anni che vanno dal 2009 al 2011. I politici del Carroccio su cui indagano Procura è Guardia di Finanza sono 48 e tra questi c’è anche Riad Ghelfi, già segretario provinciale della Lega, successivamente commissariata, e sostituito da Fabio Ferrari. È circolato anche il nome di Argio Alboresi, volto storico del Carroccio a Carpi, tra le persone coinvolte nell’indagine. «Io per ora non ho ricevuto nessun avviso di garanzia – fa sapere Alboresi – però mi ha telefonato Riad Ghelfi per dirmi che io, lui e un’altra persona siamo finiti ‘nel mirino’ per i rimborsi relativi a un camion con attaccati dei manifesti che usavamo in campagna elettorale. Se mi chiameranno vedremo di che cosa si tratta nello specifico».
Serena Arbizzi
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