Lavoro nero, ditta chiusa e denunciato il titolare
Quattro operai su sette senza regolare contratto. Uno, clandestino, è espulso Il titolare dell’azienda gestita da cinesi dovrà pagare una multa da 10mila euro
Continua la guerra alle attività artigianali che svolgono l’attività in modo illegale. I carabinieri di Carpi, con gli addetti dell'Ispettorato del Lavoro di Modena, hanno infatti controllato alcuni laboratori tessili della città, sospendendone l'attività di uno, risultato irregolare. Complessivamente tre laboratori tessili sono stati sottoposti a verifiche, con il controllo complessivo di circa una trentina di lavoratori, tutti di nazionalità cinese. In uno dei tre, in locali che si trovano tra Fossoli e S. Marino, è stata riscontrata la presenza di sette lavoratori di cui ben quattro in nero, privi quindi di regolare contratto di assunzione. Da una verifica più approfondita è emerso che uno dei quattro irregolari era anche privo di documenti di identità e clandestino in Italia, pertanto il titolare dell'attività, cinese di 35 anni, è stato denunciato per sfruttamento di manodopera clandestina. Inoltre l'attività imprenditoriale è stata sospesa fino al pagamento della multa prevista - circa 10mila euro - e la regolarizzazione dei lavoratori in nero.
Il piano terra dello stabile risultava adibito a laboratorio, mentre i dipendenti dormivano in alcuni appartamenti al piano superiore, in condizioni igienico-sanitarie giudicate regolari. L’attenzione rivolta dai Carabinieri al regolare svolgimento delle attività commerciali ed imprenditoriali è dunque sempre molto alta, sia per salvaguardare la tutela dei diritti dei lavoratori sia per assicurare una regolare concorrenza del mercato, la cui violazione determina una distorsione nella presenza delle attività imprenditoriali, producendo maggiori vantaggi per quelle che operano in maniera sleale e penalizzando quelle più virtuose e rispettose delle normative vigenti. L’illegalità nelle attività imprenditoriali e commerciali, oltre a distorcere le regole della concorrenza, sono infatti elementi pericolosi che possono attirare sul territorio altre forme di illegalità che poi si diffondono nell’ambiente circostante, inquinandolo. È dunque necessario preservare il territorio anche da queste forme di criminalità che contribuiscono a rendere meno sicuro e tutelato il territorio e il Paese.
Secondo ricerche Istat, l'economia sommersa del nostro paese nella sua interezza (quindi inglobando il lavoro sommerso e i fenomeni legati all'evasione fiscale) è stimabile fra il 17% e il 21% dell'intero PIL nazionale, ciò rende bene l'idea delle pesanti ripercussioni che tale fenomeno ha sulla ricchezza nazionale. In regioni come la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania, il lavoro sommerso tocca punte del 40-50% del PIL regionale, mentre in altre regioni come l'Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige... il fenomeno, pur essendo presente, ha dei numeri meno rilevanti (circa il 10%).
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