Modena, casa-rifugio per donne maltrattate: 325 casi nel 2014
È stata fondata a Modena nel 1990 e accoglie le donne che decidono di non sopportare più i soprusi domestici
L'Associazione Casa delle donne contro la violenza di Modena nasce nel 1990 ed accoglie chi decide di cominciare un percorso di uscita dal tunnel della violenza domestica, creando una Rete di aiuto e protezione. È fondatrice dell'Associazione nazionale dei Centri antiviolenza italiani Di.Re.
Natalya Lyamkina e Paola Santoro, sono operatrici di accoglienza presso questo centro. “Il fenomeno della violenza - spiega Paola Santoro - è diventato sempre più complesso da trattare, la crisi economica sta appesantendo moltissimo la possibilità di uscire da situazioni di violenza perché tutto quello che riguarda la ricerca del lavoro, il sostegno e mantenimento economico dei figli e di se stesse, ha un peso notevole nella scelta di allontanarsi da casa e da situazioni di rischio”.
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“Siamo in presenza di un fenomeno trasversale nelle dinamiche di coppia - prosegue Natalya Lyamkina - passa il tempo, ma le storie di violenza sono sempre le stesse. Cambiano i soggetti, il contesto, ma i problemi di violenza sono simili; l'uomo vuole dominare, controllare, imporre, ed applica certe strategie per tenere la donna in questo status di dominio. Noi siamo in Rete con tutti i Centri antiviolenza dell'Emilia Romagna e d'Italia, il Comune di Modena sostiene i percorsi delle donne ed abbiamo una forte collaborazione anche con i distretti della Provincia”.
“A Modena - sottolinea Natalya - nel 2014 la Casa delle Donne ha accolto 325 donne, 52% donne italiane e 48% donne straniere, i numeri sono quasi raddoppiati. I maltrattanti ossia i mariti, compagni, fidanzati delle donne abusate e maltrattate che si sono rivolte al nostro Centro, sono uomini all'apparenza per bene ed "insospettabili".
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C'è un'attenzione diversa rispetto al passato sul fenomeno della violenza - aggiunge l'avvocato penalista Marzia Sannicola - che ha fatto si che si arrivasse alla legge sul femminicidio: “È cambiato il quadro normativo, c'è un inasprimento delle sanzioni da un punto di vista penale e fortunatamente c'è un collegamento tra forze dell'ordine e Centri Antiviolenza. Rimangono però ancora dei nervi scoperti ad esempio in merito alla violenza assistita - continua l'avvocato Sannicola - ossia, la violenza che i minori vedono compiere dal padre sulla madre non viene presa in considerazione nei Tribunali Civili. Questo permette al padre di continuare ad esercitare liberamente la patria potestà sui figli che hanno assistito alla violenza, nonostante la Convenzione di Istanbul preveda altre soluzioni”.
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“È importante essere presenti sul territorio - aggiunge Paola Santoro - lavorare con i ragazzi nelle scuole, sui confini della gelosia, capire cos'è una relazione affettiva "sana" ed il confine tra amore e controllo. I giovani pensano che la violenza sia qualcosa di molto lontano da loro, ma confrontandosi sul tema, si rendono conto che può toccare chiunque di noi. Un progetto importante è "Sostegno Maternità" dove insieme a psicologi e donne, si lavora sul rapporto madre-figlio. Questo percorso è molto apprezzato poiché alle donne confrontarsi in gruppo, fa comprendere di non essere le sole ad aver avuto situazioni di violenza. In conclusione, l'avvocato Sannicola ci tiene a sottolineare che la motivazione che fa prendere alle donne la decisione di allontanarsi o denunciare il compagno, è l'essersi rese conto del pericolo a cui potrebbero essere soggetti i propri figli”.
Rossella Diaz
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