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Quel “Calderone” di bontà

di Serena Arbizzi
Quel “Calderone” di bontà

A Pavullo il locale di Preti in un ambiente raffinato e attento ai sapori locali

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PAVULLO. Metti insieme un imprenditore edile con la passione per la cucina e uno chef giovane ma che nel curriculum annovera già Le Gavroche di Michel Roux, la scuola di alta cucina di Gualtiero Marchesi e l’enoteca Pinchiorri.

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Il risultato si chiama “Calderone Restaurant” ed è destinato a diventare nuovo punto di riferimento per chi ama saggiare il meglio della cucina ideata dallo chef Federico Preti che, a seguito di una collaborazione nata con l’imprenditore Francesco Calderone e sua moglie Elisa, ha dato vita al Calderone Restaurant. Entrando al ristorante colpisce l’atmosfera accogliente del colore intenso del legno. Lampade all’avanguardia si affacciano su ogni tavolo garantendo un’illuminazione regolabile ed equilibrata. Ogni posto è apparecchiato con tovagliette rotonde o rettangolari.

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Un’ulteriore segno di delicatezza e cura dei dettagli ai quali l’astro nascente della ristorazione Federico Preti, 32 anni, aveva abituato i suoi avventori all’Osteria La Verna di Montefiorino e che ora trovano piena espressione anche qui. E la sua creatività si avvale di materie prime fresche e di qualità, lavorate con fantasia, mettendo sempre al centro la voglia di esplorare il meglio del gusto di ogni prodotto.

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«Qui entri suonando il campanello - esordisce Federico, un vulcano di energia - l’attenzione per il cliente viene al primo posto e da noi si deve sentire a casa e provare belle emozioni».

Al centro del locale, svetta una scultura dell’artista pavullese Davide Scarabelli intitolata “Sotto pressione”: un’analogia con l’enoteca Pinchiorri. Anche lì, infatti, è presente un’opera di Scarabelli. Nello staff di Federico Preti, poi, c’è anche parte dello staff della scuola alberghiera di Serramazzoni, diretta da Giuseppe Schipano, fondamentale nel percorso di formazione dello chef, il quale si è trasferito proprio a Serra per frequentare due anni di specializzazione.

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