Sequestro Mussini: condanna a 16 anni e 8 mesi per Picchetto e Ganzerli
Il tribunale ha accolto la tesi dell'accusa condannando le persone ritenute i mandanti del sequestro avvenuto nel 2007
Doppia condanna per le persone accusate di essere i mandanti del sequestro di Vanessa Mussini avvenuto nel 2007. Sono stati entrambi condannati in primo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione Giorgio Arietto Picchetto, 67 anni, e l'ex moglie Luana Ganzerli, 55enne, giudicati i mandanti del sequestro di Vanessa Mussini, la studentessa di Modena rapita e poi rilasciata, dopo 12 ore, nel febbraio del 2007. La pena inflitta nel pomeriggio dal Tribunale di Modena ha rispecchiato la richiesta formulata dal pubblico ministero della dda di Bologna, Francesco Caleca. Per il sequestro della studentessa erano già stati condannati gli esecutori: 11 anni e nove mesi erano stati inflitti a Ignazio Nicolai, 5 anni e 4 mesi ad Arturo Micari, mentre Vincenzo Campanile aveva avuto una condanna a 3 anni e 4 mesi. Secondo quanto è emerso nel corso del processo, il sequestro sarebbe avvenuto per questioni economiche: Picchetto era socio in affari col padre della Mussini, e avrebbe orchestrato il tutto insieme alla moglie. I legali delle due persone condannate hanno già annunciato ricorso in appello. Gli esecutorti materiali del rapimento furono già condannati.
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Il sequestro di Vanessa Mussini avvenne la mattina del 7 febbraio 2007 lungo la A1 in direzione di Reggio. La giovane si stava recando a studiare all’Università di Parma. Una finta pattuglia di agenti la fece fermare e la caricò in auto abbandonando la sua in corsi di emergenza. Mentre i tre rapitori la trasportavano nel covo predisposto, un alloggio lungo la Nazionale per Carpi vicino al centro turbano di Carpi, veniva dato l’allarme e la polizia, all’ora guidata dal questore Graziano, mise in campo i suoi uomini e l’intelligence della Mobile riuscendo a venire a capo del sequestro in poche ore. Riuscì soprattutto a far sentire braccati i sequestratori, tanto che loro stessi dodici ore dopo il rapimento lasciarono andare Vanessa. Ma servì a poco, perché scattarono quasi subito le manette. Il coinvolgimento di Arietto Picchetto e della moglie fu contestuale, anche perché, come detto, Micari lavorava per loro e per questo attirarono i sospetti degli investigatori. A quel punto partirono intercettazioni telefoniche e ambientali che raccolsero numerosi elementi che portarono alla loro incriminazione.
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