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Il lungo silenzio e gli sfoghi degli imputati Micari teste: gli atti tornano in procura

Il lungo silenzio e gli sfoghi degli imputati Micari teste: gli atti tornano in procura

«È una m...ata”. È l’unico commento pronunciato da Luana Ganzarli ancora sconvolta dalla sentenza che la condanna a sedici anni e otto mesi per un rapimento che ripete di non aver mai voluto, non...

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«È una m...ata”. È l’unico commento pronunciato da Luana Ganzarli ancora sconvolta dalla sentenza che la condanna a sedici anni e otto mesi per un rapimento che ripete di non aver mai voluto, non aver mai organizzato. Proprio come l’ex marito Giorgio Arietto Picchetto (nella foto) che apre solo le braccia e le lascia cadere sussurrando: «Questa è la giustizia». I loro difensori annunciano solo che, lette le motivazioni, ricorreranno in appello.

Lui ha sempre sostenuto di non sapere che lei aveva una relazione con Micari, il sequestratore condannato ritenuto il collegamento tra loro e la banda. Lei ha sempre riconosciuto di provare affetto per lui e di aver vissuto l’attrazione come fratello e sorella.

Infine Micari. Per lui la Corte d’assise ha chiesto il rinvio degli atti alla Procura per la sua testimonianza. Proprio le sue parole avevano creato una separazione netta tra lui e i complici da un alto e i coniugi Arietto, suoi datori di lavori, escludendo che nel sequestro fossero loro i mandanti e che fosse motivato da una richiesta di denaro conseguente ai dissapori tra Arietto, titolare della Gap Eurotransporter e il suo precedente titolare Vanni Mussini, titolare di Acs, che aveva scoperto un ammanco di 100mila euro. Questi dissapori erano stati riconosciuti dalla difesa anche ieri mattina ma non significavano un loro coinvolgimento dietro le quinte nella regia del sequestro, è stato detto. Anzi, la difesa ha sempre ripetuto che non esistono prove che gli ex coniugi siano i mandati.

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