Muzzarelli-Bonaccini, è scontro sulle Province
Il sindaco pretende più poteri, la chiave di tutto è la delega all’Agricoltura La Regione non cede. E nella mappa dell’area vasta Reggio non vuole Modena
MODENA. Entro fine aprile approvare la nuova Legge Regionale sul riordino delle province. Quali poteri? Come esercitarli? Con chi? Obiettivo non facile, ma non impossibile. Modena, però, sta vivendo questo momento di transizione con grande difficoltà. E i motivi sono diversi.
I PRINCIPI DELLA RIFORMA
Bonaccini punterà tutto sulla semplificazione dei livelli decisionali. E questo è un traguardo raggiungibile. Come? Con un maggiore accentramento delle diverse funzioni sulla Regione. E qui Muzzarelli comincia a scricchiollare, tanto che proprio di «neocentralismo» ha accusato Bonaccini.
L’IDEA DEL PRESIDENTE
La proposta sul tavolo di Stefano Bonaccini è questa: tenersi le deleghe per quanto riguarda la formazione e l’agricoltura, oltre alla gestione del territorio e dell’ambiente grazie anche alla creazione di una specifica agenzia che garantirà maggiore efficienza, responsabilità diretta e semplificazione delle procedure e degli interventi che ora mettono in fila anche sette soggetti prima di arrivare alla piena operatività.
COSA RESTA AGLI ENTI?
Si tratta di capire cosa rimane alle attuali province. Di fatto poco di più delle funzioni fondamentali previste dalla Legge Del Rio. Per tutte le altre funzioni il personale delle attuali province sarà comunque coperto: non perde posto, si troveranno nel bilancio regionale i 30 milioni necessari, ma i dipendenti saranno parte integrante della Regione, che spesso lavorerà fisicamente in provincia ma come se fosse un ufficio regionale decentrato. Alla provincia, questo è il nodo, si chiederà di ragionare da subito in chiave di area vasta.
I PRIMI PROBLEMI
Chi vuole stare con Modena? Nessuno. Un esempio: tra Muzzarelli e Giammaria Manghi, presidente della provincia reggiana, i rapporti sono piuttosto tesi. Reggio teme di essere inglobata e ha già rifiutato l’idea di un direttore generale unico per le due province.
Reggio, piuttosto, guarda a Parma. L’area vasta che Bonaccini mette come condizione necessaria non piace. Ma qualcuno dovrà fare buon viso a cattivo gioco.
ATTESE DISATTESE
Muzzarelli per ora è a testa bassa. Sta facendo di tutto per portare in capo alla sua provincia la responsabilità dell’agricoltura, tema di grande consenso e capillarità sul territorio, ma con tutta probabilità non ci riuscirà. Questo cosa comporta? Muzzarelli si è accorto che facendo il presidente della Provincia esistono solo problemi, il ruolo è quello di un commissario liquidatore che non ha nessun potere. Muzzarelli, insomma, sta giocando un po’ a “tutti contro tutti” per vedere che cosa può portare a casa. Certamente nulla di buono nemmeno da Bologna, dove il sindaco Virginio Merola, non ne vuole sapere di integrazioni di servizi sanitari tra Asl.
LA MAPPA
La Regione ha in mente una mappa ben precisa per le funzioni di area vasta: Piacenza-Parma, Modena-Reggio, Bologna-Ferrara e la Romagna. Con un tema: Bologna, in quanto area metropolitana, non è più una provincia ma qualcosa di completamente diverso, che fa storia a sè, ancora più forte e centralizzata, quindi chi si sposa con Bologna rischia grosso. Ecco perché a Ferrara, e anche a Imola, storcono il naso. E allora, alla fine, che non tocchi a Modena sacrificarsi...
Per ora non siamo nemmeno alle prove ge nerali di una grandissima opportunità di semplificazione.
@dvdberti
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