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Thè, brioches e coperte per sopravvivere

Thè, brioches e coperte per sopravvivere

Notte in uscita con gli operatori tra storie di disperazione, di alcolismo, ma anche scelte di vita

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Ritrovo alle 22 al Centro Logistico Comunale di via Morandi. Sul tavolo, scatoloni pieni di merendine, brioches e coperte a quadri. In cucina, i volontari preparano i thermos con il thè caldo.

Nel frattempo, Rosella Quattrocchi delinea un quadro della situazione.

Chi sono questi "spiriti liberi"? «Contrariamente a quanto si è portati a pensare, la maggior parte di loro vive così per scelta: - risponde la Quattrocchi - spesso a seguito di traumi o problemi familiari che li portano a 'buttarsi via', al punto da rifiutare le stesse offerte dei servizi sociali».

Qualcosa che si rompe, insomma, un rifiuto che si fa estremo. «Per alcuni si tratta di un periodo, per altri è una via senza uscita, - spiega la Quattrocchi - con tutto ciò che ne consegue: alcolismo, problemi mentali, una vita che non ha più un riscontro nella realtà».

Le storie, d'altronde, abbondano. «Fino a qualche anno fa le nostre uscite erano un appuntamento fisso con Vittorio: - raccontano i volontari - modenese doc che in seguito a liti di famiglia per questioni di eredità ha scelto la strada».

Più volte gli è stata offerta accoglienza da parte dei servizi sociali, ma ha sempre rifiutato. «Una volta si è addirittura inventato che il terremoto aveva reso inagibile l'appartamento che i servizi sociali gli avevano assegnato: poco tempo dopo abbiamo scoperto che non era vero», raccontano i volontari. Ricordano anche Daniele, settant'anni e un trolley pieno di giornali, chissà se li leggeva davvero: «tutte le mattine prendeva l'autobus per andare a trovare la sorella pagando il biglietto, tutte le notti dormiva seduto nella sala d'attesa della stazione», racconta la Quattrocchi sistemando le ultime cose nel furgone. E poi Mimmo, egiziano, che per anni ha vissuto in macchina, nel parcheggio di Porta Aperta: «aveva sistemato la sua automobile come un monolocale: l'occorrente per mangiare e lavarsi sistemato sui sedili posteriori, un fornellino da campeggio sul sedile del conducente e lui dormiva al posto del passeggero", raccontano. «Tutte le mattine usciva, andava a lavarsi nei bagni pubblici e trascorreva la giornata in biblioteca, leggendo di tutto: era aggiornatissimo, potevamo parlare di qualsiasi argomento, dall'arte alla politica», spiegano i volontari.

La sua storia ha un lieto fine: ha abbandonato il suo monocale su ruote e da qualche tempo vive stabilmente a Porta Aperta. Finalmente partiamo, ma la febbre del venerdì sera ha riempito il centro e i senzatetto sono tutti nella sala d'attesa della stazione: nessuno nel centro storico, né al Novi Sad, dove qualcuno ha lasciato una borsa o una coperta in cima alla scalinata dello stadio. Arrivati alla stazione, la sala d'attesa si sveglia. I volontari conoscono quasi tutti. C'è chi continua a dormire, i volontari si accertano che stia bene e gli lasciano qualcosa da mangiare. C'è il più socievole e quello più scontroso, quello che passa di lì e chiede un thè caldo, e anche chi nasconde la seconda merendina sotto la coperta per farne scorta. Di alcuni si conosce tutto, altri non hanno mai parlato.

Alessandra Pellegrini De Luca

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