Un libro per superare l’alluvione
«Aiuterà i bambini a vincere il trauma di ricordi e cambiamenti»
«Un progetto per andare oltre, per affrontare i traumi del dopo alluvione». Così Flavia Brunella ha definito il suo libro per bambini “Torna a letto fiume!”. La presentazione è avvenuta a Modena presso la sede della Provincia. «Il libro è nato nell'ambito del progetto denominato, appunto, “Andiamo oltre” - spiega Brunella - Questo progetto ha previsto una serie di incontri con genitori ed insegnanti affiancati da un esperto, in cui far uscire le paure sorte in seguito all'evento traumatico dell’alluvione. Molti bambini, però, faticavano ad accettare i cambiamenti del post alluvione, e così Comune, Provincia, Regione, associazioni e cittadini hanno cercato di dare il proprio contributo per affrontare le conseguenze psicologiche sul lungo termine, e da qui è nato il progetto. Nel corso degli incontri, si è formata l’idea del libro come strumento a disposizione di scuole e famiglie per dare una verità narrabile ai bambini».
Protagonista del libro è Diego, «un bambino reale, che ha vissuto le stesse vicende di tutti gli altri bambini di Bastiglia. In lui, i piccoli lettori possono identificarsi, e, grazie a questo, possono comprendere quello che è successo e superarlo».
Il libro è completato da una breve scheda del meteorologo Stefano Ghetti che parla ai bambini della pioggia, «in modo che possano dare una connotazione scientifica all'avvenimento», spiega Brunella.
«Il progetto - dichiara l’assessore regionale Patrizio Bianchi - ha voluto aiutare la comunità di Bastiglia a “ripartire”, a ricostruire la coesione della comunità attraverso la solidarietà dell'atto educativo». Gli fa eco Cristina Sola del Comune di Bastiglia e curatrice del progetto insieme a Margherita Malagoli della Provincia: «È un progetto partito dal basso per mostrare la forza della comunità». Forza che, nel libro, viene ritratta dai volontari che sono andati ad aiutare e a salvare le persone colpite. Carlo Bonacini di Arte Stampa, casa editrice del libro: «C’è un bisogno, da parte di bambini e adulti, di sapere che c'è qualcuno che ci può salvare».
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