Vanessa: «Verità riconosciuta dai giudici»
Lungo abbraccio con padre e madre. Vanni: «Condanna esemplare per un giorno che non passa mai»
Vanessa è commossa e abbraccia papà Vanni e mamma Luciana, poi i suoi avvocati. È un momento liberatorio. Vuole stare da sola qualche minuto. Telefona. Resta da sola, mentre Vanni commenta la seconda sentenza sul sequestro della figlia in quel lontano giorno di otto anni fa. Un giorno che non passa mai.
«È una sentenza che indubbiamente rispecchia quanto ricostruito dalla Procura. Cio che Arietto Picchetto e la Ganzerli sono colpevoli. La ritengo una condanna esemplare per chi si macchia di un reato così grave, secondo solo all’omicidio e si nasconde dietro gli esecutori».
Riflette un attimo e dice: «Mi dispiace per i loro figli ma dovranno capire cosa significa rapire il figlio di un altro».
Cosa si ricorda di quel giorno dopo tanto tempo e tante indagini, inchieste e due processi? «Sono fatti che ti segnano per tutta la vita - spiega Vanni - non si scordano mai più». Il primo pensiero di Vanessa è per chi ha reso concreta la possibilità di questo secondo processo, per niente facile, dato che i mandanti erano nell’ombra e tutto andava provato e dimostrato. «Ringrazio gli investigatori della polizia, in particolare la Squadra Mobile, e della guardia di finanza che non hanno mai smesso di cercare prove con il dottor Caleca della Dda, e anche i giudici che hanno trovato riscontro. Non solo: da tutte le indagini fatte e da quanto discusso qui in tribunale posso dire con orgoglio che su di me e sulla mia famiglia non mai emersa un’ombra. Noi abbiamo sempre detto la verità e la sentenza ci dà ragione».
Carlo Gregori
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