Modena, molestato a tredici anni nello spogliatoio della piscina
L a madre racconta: «Quel 40enne lo ha avvicinato con una scusa e poi gli ha toccato i genitali» L’uomo sarebbe già stato identificato. Il genitore si è rivolto ai carabinieri ed è partita un’inchiesta
I carabinieri stanno indagando su un caso di molestie sessuali nei confronti di un tredicenne che, secondo quanto ha raccontato alla madre, ha subìto le attenzioni di un adulto, sulla quarantina, nello spogliatoio delle Piscine Pergolesi. Il genitore, presente nell’immediatezza dell’accaduto, ha cercato, fermato e parlato con il presunto molestatore che in quel frangente è stato riconosciuto dal tredicenne. L’uomo, un cliente, si è poi allontanato, la donna ha avvisato la direzione delle piscine e informato dell’accaduto i carabinieri che d’ufficio hanno aperto una inchiesta iniziando così indagini e interrogatori. C’è un sospettato, di cui si conosce l’identità.
È la mamma a raccontare la terribile vicenda.
«Mio figlio ha tredici anni, è alto, ben sviluppato. Frequenta le Pergolesi nel pomeriggio dove ha una lezione di nuoto. Quando lui nuota io me ne sto in tribuna a guardare, a leggere. Poi lui va negli spogliatoi e io lo attendo all'esterno, nelle vicinanze. Sono spogliatoi dove si cambiano uomini adulti e ragazzini, non ci sono stanze separate - in realtà per i bambini esistono, ndr - Quel pomeriggio ho atteso più del solito e quando è uscito mio figlio mi ha chiamato in disparte. “È successo qualcosa” mi ha detto “un uomo mi ha toccato”. Come è successo, spiegami, non aver paura, raccontami, gli dico. E mio figlio mi spiega che era in costume, doveva ancora cambiarsi quando si è accorto di questo uomo, con una camicia elegante e con i capelli bianchi. “Vedevo che mi guardava fisso, mi scrutava. Ho pensato che mi volesse rubare qualcosa perché avevo l’armadietto aperto” mi ha detto. Poi con una voce suadente gli si è avvicinato iniziando a fargli domande. “Ti piace il nuoto? È molto che vieni qui? Ti alleni spesso? Quanti anni hai? Beh sì, il fisico ce l’hai, fammi sentire”. E ha iniziato a tastargli, in successione rapida, i muscoli delle braccia, poi il petto, gli addominali. Ed è sceso giù, toccandogli i genitali».
«Mio figlio spiega la mamma - è rimasto impietrito. Lui allora ha ripetuto il gesto e gli ha detto “Ti è piaciuto?”. Mio figlio ha reagito dicendo “Ma cosa vuoi? Non sono un gay”. E allora questo ha alzato entrambe la braccia, come quando uno si arrende, ha preso frettolosamente il resto della sua roba ed è andato via».
La madre inizia a reagire. «Non potevo entrare dentro allo spogliatoio maschile. Ho subito raccontato tutto al personale: una donna, in segreteria, alla cassa. Poi ho fermato uno dello staff e gli ho chiesto di scortarmi all’interno. Ma non c’era più nessuno. Mio figlio ha detto che forse aveva preso l’altra porta, quella che dà alla zona tribune. Lì c’è sempre un gran caldo, vedo che c’è un uomo tutto imbacuccato con anche un cappello in testa. Lo fermo per chiedergli qualcosa, se avesse visto qualcuno allontanarsi o aggirarsi. Non urlavo, non accusavo. E gli chiedo anche di togliersi il cappello. Lui lo leva, i capelli erano tutti bianchi. Questo chiede cosa stia succedendo e dice che ora deve andare via. Mio figlio sente la sua voce e lo riconosce immediatamente». «Come facevo a bloccarlo lì - dice il genitore - c’eravamo io, mio figlio, un anziano e la segretaria, che sa chi è quella persona con cui ho parlato. Ero sconvolta, ho ascoltato con calma mio figlio. Ho parlato con la direzione delle Pergolesi e con i carabinieri. Non volevo creare subito dei traumi a mio figlio con interrogatori e quant’altro. La denuncia comunque, mi hanno assicurato i carabinieri, procede d’ufficio».
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