Riordino delle province, adesso serve chiarezza
di Gian Carlo Muzzarelli* Egregio direttore, comprendo che il dibattito sulla riforma delle Province con il Governo e la Regione possa lasciar intendere che si stiano combattendo battaglie di potere...
di Gian Carlo Muzzarelli*
Egregio direttore,
comprendo che il dibattito sulla riforma delle Province con il Governo e la Regione possa lasciar intendere che si stiano combattendo battaglie di potere e personali.
Posso assicurarle che non è così, se non altro perché l'incarico di presidente della Provincia - assunto, come è noto, a titolo gratuito - in questi frangenti è sovraccarico di nodi irrisolti e di rischi rilevanti, che non depongono certo a favore della richiesta di ulteriori responsabilità (credo di averne già abbastanza), ma di chiarezza sì.
In sede di confronto regionale io ho posto due problemi di fondo, con lo scopo essenziale di non abbandonare il territorio e le sue imprese.
Ciò che importa, a mio parere, non è se le funzioni siano collocate da una parte o dall'altra, ma che siano ricollocate con assoluta chiarezza, in modo univoco e senza residui e sovrapposizioni. Senza buttare il bambino con l'acqua sporca, per capirci, valorizzando le professionalità presenti in Provincia.
Il primo punto è che le riforme istituzionali, se vogliamo che rispondano alle attese dei cittadini e che riducano i costi della pubblica amministrazione, devono rispondere a criteri di efficienza organizzativa, di trasparenza e di chiara imputazione delle responsabilità politiche e gestionali. Bisogna assicurare una governance del territorio di area vasta, come già ora avviene in tanti paesi europei, superando eventuali sovrapposizioni ed ottenendo un efficientamento anche della macchina pubblica, a servizio di un sistema economico in forte trasformazione.
Da questo punto di vista, se la Regione riassume direttamente le deleghe, garantendo l'articolazione dei servizi sui territori, non solo non vedo problemi, ma penso che ciò potrebbe aiutarci a sviluppare meglio il ruolo della Provincia come grande Unione di Comuni, lasciandoci concentrare sulle razionalizzazioni e i riordini delle attività intercomunali. L'applicazione della legge 56 è in ritardo per la mancanza di decisioni nazionali.
Il secondo tema riguarda l'area vasta. In tutta franchezza non credo che per ridisegnare le aree vaste, ammesso e non concesso che gli attuali confini provinciali siano realmente da buttare, si debba partire dalla cartina geografica. Anche in questo caso è doveroso partire dalle funzioni, ovvero da ciò che intendiamo chiedere alle nuove Province. A mio parere, se la nuova Provincia deve occuparsi di edilizia scolastica, strade (secondo la legge 56) ed altre chiare deleghe regionali, più le deleghe dei Comuni, non è detto che gli accorpamenti che si stanno ventilando siano efficaci. Un approfondimento mi sembra necessario e, in ogni caso, mi pare che si debba partire dal basso e non dall'alto.
Ho apprezzato l'impegno del Presidente Bonaccini per le risorse aggiuntive inserite nel bilancio (dalle 31 "storiche" agli ulteriori 28 milioni): ultimo tassello è ora la nuova legge per ottenere un provvedimento efficace che non abbandoni i territori. Siamo tutti consapevoli che in questi anni il territorio ha agito bene: ora bisogna fare anche meglio. Se sarà chiaro chi è il. responsabile per ogni funzione, sarà possibile rispondere meglio ai cittadini.
*presidente della Provincia
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