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«Sindaco senza tessere di partito: grande libertà ma c’è chi mi isola»

di Claudia Benatti
«Sindaco senza tessere di partito: grande libertà ma c’è chi mi isola»

Smeraldi: «Il Pd è ancora sotto choc, Provincia e Regione cercano persino di mettermi da parte La gente aveva voglia di cambiare e noi puntiamo davvero su democrazia e partecipazione»

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VIGNOLA. A Vignola è il primo sindaco civico e non di partito; il primo senza la tessera del Pd, tranne forse un sindaco socialista una ventina d’anni fa. «Il primo a sperimentare questa libertà, ma anche a sperimentare la sensazione di isolamento che chi governa in Provincia e in Regione ci fa respirare quotidianamente» dice Mauro Smeraldi, primo cittadino espressione di una coalizione civica che ha battuto a sorpresa l’anno scorso il candidato del Pd. «Uno choc dal quale il Partito Democratico vignolese non si è completamente ripreso, infatti i rapporti sono ancora difficili. Ma contiamo che il tempo cicatrizzi le ferite». Smeraldi fa un primo punto a quasi un anno dall’insediamento.

Quanto paga essere battitore libero? Pro e contro?

«Paga moltissimo, a Vignola era evidente la voglia di cambiare. I cittadini ci hanno senza dubbio guadagnato, perchè i partiti avevano perso completamente il contatto con loro, erano diventati autoreferenziali. Noi siamo più vicini alla gente, abbiamo riaperto subito l’ingresso principale del municipio, abbiamo avviato un percorso di democrazia e partecipazione che prima non esisteva e le persone si accorgono della differenza. I contro? La sensazione di un parziale isolamento in cui veniamo relegati dal partito che governa Provincia e Regione, che non ci considera alla stessa stregua dei “propri” sindaci».

Qualche attrito c’è stato anche con il presidente della Provincia.

«Sì. I problemi dipendono dalla diversa concezione politica che abbiamo di democrazia e partecipazione. Gian Carlo Muzzarelli è un gran lavoratore, ma lavora e decide da solo. È difficile rapportarsi con lui, vuole riprodurre anche all’esterno le gerarchie e le logiche di partito e lui nel Pd non ha opposizione. Noto anche che lui qui, a differenza di quanto accade in altre realtà, riveste anche il ruolo di sindaco del Comune capoluogo, oltre a quello di presidente della conferenza territoriale socio-sanitaria; presidenza peraltro ottenuta con una procedura sulla quale ho già espresso le mie perplessità. Sono stato il solo, tutti gli altri sindaci Pd dicono sempre sì».

Lei ha sempre detto che il suo macro-obiettivo è quello della democrazia e della partecipazione. Come lo sta concretizzando?

«È un ambito rimasto sempre carente con le precedenti amministrazioni. Noi vogliamo realizzare veri percorsi partecipati e riavvicinare quanti più cittadini alla vita pubblica e alle scelte comuni. In autunno è stato lanciato il progetto “Partecipattiva”, inaugurato con gli incontri per scegliere la destinazione di Villa Trenti. A dicembre è partito il primo esperimento di “La parola ai cittadini”: i cittadini possono presentare una loro proposta per la città e farla votare ai presenti. La giunta si è impegnata a realizzare le tre proposte più votate e a ripetere più volte nell'anno questo tipo di serata. Il primo marzo si è svolta la prima edizione della Giornata della Democrazia. Peccato che l’assessore alla Partecipazione del Comune di Modena non ci abbia nemmeno considerato quando ha organizzato per il 28 marzo la “sua” giornata della partecipazione».

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