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Fiaccolata per difendere la vita nascente

Fiaccolata per difendere la vita nascente

Un centinaio di persone e tante testimonianze ieri alla marcia che si è conclusa in piazza Grande

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«Sì alla vita, sempre». Un unico appello che parte da piazza Tien An Men e termina sotto la statua dell’Immacolata di piazza Grande.

«Preghiamo per i bambini accolti e per quelli respinti», spiega don Maurizio, rappresentante della Pastorale giovanile.

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Il simbolo della “Fiaccolata per la vita nascente” è la luce, che contrasta il forte vento. I partecipanti si radunano dalle 18.15. Saranno oltre novanta, tra loro c’è Lucy. «Durante la seconda gravidanza mi sembrava che il mondo fosse finito - racconta - loro mi hanno dato un sostegno, ora anch’io li sostengo».

Il “loro” è la comunità Papa Giovanni XXII, promotrice con molte altre associazioni.

«La vita nascente è bella - aggiunge Andrea Mazzi, componente della comunità - accogliere la vita, anche in situazioni difficili, è sempre possibile. L’aborto non è mai una soluzione, non ci sono difficoltà che giustifichino la soppressione di una vita. Le cellule staminali sono un bene, ma le embrionali sono da evitare: non hanno portato a nessun risultato utile e comportano la distruzione di esseri come noi».

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“Il più grande distruttore della pace è l’aborto”, recita un cartello richiamando una frase di Madre Teresa di Calcutta. Una scelta fatta, spiegano gli organizzatori, da oltre milleseicento donne all’anno nella nostra provincia. Alle 18.40 i partecipanti accendono le fiaccole. C’è Luigia Santoro (Ncd), non il sindaco Gian Carlo Muzzarelli né il presidente del Consiglio comunale Francesca Maletti. Si canta l’Ave Maria, poi con l’Immacolata Concezione parte il Rosario. Sarà recitato lungo il percorso, con canti e riflessioni. «Chi tace è complice del delitto», dicono davanti al Pala Molza.

«Nella mia mente, come un chiodo fisso, c’era un bimbo mai nato - legge una ragazza in via Emilia Centro - chi siamo noi per chi scegliere chi deve vivere e deve morire?».

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Una fiaccola si spegne per il vento, un’altra è accesa. In piazza Grande parla Marina: sei figli, tre morti prima dei due anni, una scelta dolorosa: interrompere o no la gravidanza di una bimba al quinto mese.

«Avevano detto che poteva essere malata - racconta la donna - ora ha diciannove anni ed è sanissima».

Con il marito ha adottato anche una bimba rifiutata dai genitori. «I suoi organi non erano formati completamente, per cinque anni è stata un dono nella nostra vita». Prima di una preghiera per i cristiani perseguitati e per il vescovo Antonio, Mazzi lancia nuove tappe: «Tanta ancora è la strada, ma il cammino è iniziato».

Gabriele Farina

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