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Riordino Province Boschini: «Nessuno perderà il posto»

Il consigliere Pd: «Disagi e trasferimenti sì, ma non rischi Area vasta? Non si guardi al campanile ma alle cose da fare»

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Cosa rimarrà alle Province e cosa finirà in Regione? Che ne sarà dei dipendenti? Quali saranno le zone di area vasta battezzate da Stefano Bonaccini? Modena andrà con Reggio, che non vuole, o finirà schiacciata da Bologna? Sono le domande più frequenti. E mentre sul tavolo del presidente la questione è in cima alla lista delle priorità, abbiamo chiesto a chi sta studiando il riordino che cosa ne pensa e in quale direzione si andrà. Lo spiega il consigliere regionale Pd Giuseppe Boschini, che parte dal primo scoglio: «Non sono sicuro che i cittadini abbiano chiaro di cosa stiamo parlando. È in atto il superamento delle province. Chiaramente è un percorso, credo che tutti sapessimo che non si poteva fare in due mesi, ma si sta andando avanti seriamente. Perchè le Province non erano carrozzoni vuoti, soprattutto qua da noi: formazione, agricoltura, programmazione del commercio, del territorio, viabilità (tutte le strade provinciali), edilizia scolastica delle superiori, protezione civile: non sono esattamente temi marginali per la vita dei cittadini».

Qual è il rischio?

«Se il sistema amministrativo non va, le competenze non sono disegnate bene, sono doppie o sovrapposte, l’amministrazione costa di più, si pagano più tasse, si hanno decisioni meno efficienti. Se poi si sbaglia il disegno istituzionale e si impaluda tutto, è un dramma. Per questo è un tema molto importante: un Paese nuovo, una Emilia-Romagna più dinamica passa anche da qui».

Faccia un esempio?

«Gli interventi sul territorio, per le frane, gli argini, i fiumi. Credo sia un tema che sta a cuore a tutti, visto cose sta succedendo al clima e i disastri avvenuti. Se le competenze non sono chiare oltre ad assistere al rimpallo quando succede qualcosa, i rischi aumentano per cittadini e imprese. È un problema serissimo. Col riordino delle funzioni abbiamo la possibilità di chiarire queste funzioni: oggi un sindaco che ha un problema ambientale deve parlare con Aipo, Arpa, Protezione civile, provincia, servizi tecnici di bacino della regione, e ne dimentico qualcuno. Se si concentrano le competenze si può avere un solo interlocutore. Certo se questa agenzia è troppo centralizzata, è lontana o è lenta è un guaio: ma se funziona, loro sono più coperti, e soprattutto lo sono di più i cittadini. Con meno costi fissi e più soldi per fare gli investimenti».

Realisticamente quali sono i tempi?

«Fine aprile, al massimo i primi di maggio in aula».

Quali sono i punti fondamentali?

«Semplificazione, e i sindaci ne hanno bisogno. Riportare sulla regione diverse funzioni ex provinciali, per prendere decisioni più rapide e non per allontanarle dai cittadini. Prosecuzione e valorizzazione del percorso su unioni dei comuni e ancora più sulle fusioni».

Si parla tanto di area vasta: ci arriveremo?

«C’è anche un problema importantissimo di democrazia: le decisioni vanno prese da livelli amministrativi eletti dal popolo. Anche perché solo così hanno forza. Le Province come enti di secondo livello, non eletti, si stanno dimostrando debolissime, non solo per motivo tecnico, ma anche politico: non hanno legittimazione. È un tema importantissimo, la democrazia è una cosa seria».

Modena, quindi, andrà con Bologna o con Reggio Emilia?

«Guardate, l’ultima cosa da fare è trasformare un tema così importante in una sfida di campanili e ducati. Sarebbe un errore clamoroso. Bisogna partire dalle funzioni: a che livello è ottimale occuparsi di questo tema o di quest’altro: comune/unione, area vasta, regione. Prima si risponde a questa domanda, poi si allocano le funzioni e le relative risorse (umane e materiali) a livelli prescelti. Frammentare le competenze il meno possibile. Così si fa razionalizzazione. Credo che con Reggio molti temi e problemi di territorio siano comuni, ma lo sono anche con Bologna: l’unica difficoltà è che Bologna come area metropolitana avrà uno statuto amministrativo del tutto diverso. Ma anche con Bologna il link di infrastrutture è così importante che non si può pensare di non avere con loro rapporti. Insomma, non partiamo dai confini, ma delle cose da fare».

Parliamo del personale, la situazione più delicata.

«La Regione ha trovato i 28 milioni circa. Che servono per assicurare la continuità di tutto il personale delle Province per il 2015 e, ragionevolmente, anche per il 2016. In questo tempo il 50%, quello che non si occupa delle funzioni fondamentali che la legge lascia alle province, inizierà percorsi di trasferimento ad altre pubbliche amministrazioni e, in maggior parte, entrerà nell’orbita della Regione o delle sue agenzie; il personale dei centri per l’impiego e la polizia provinciale è addirittura in discussione per l’entrata in agenzie o polizie nazionali. Insomma, ci saranno sicuramente spostamenti, probabilmente disagi, certo seri problemi di reinquadramento, ma non vedo nessuno perdere il posto».

In chiusura: Muzzarelli e Bonaccini sono ai ferri corti?

«A me non risulta, ma ci mancherebbe altro che su una decisione così importante non ci fosse confronto anche serio. Farò di tutto perché si sviluppi dibattito coinvolgendo i cittadini. Anche se non sembra, stiamo parlando della loro vita quotidiana».

Davide Berti

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