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Addio Modenamoremio Il Comune a maggio lascia

Addio Modenamoremio Il Comune a maggio lascia

L’amministrazione non sarà più impegnata direttamente nell’associazione Si temono contrazioni nei finanziamenti. E non decolla il piano Temporary store

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Da maggio il Comune abbandonerà al suo destino "Modenamoremio", la storica associazione di promozione delle attività commerciali e degli eventi nel centro storico di Modena. L'amministrazione comunale ha infatti deciso che al momento del rinnovo delle cariche, previsto proprio nel mese di partenza dell'Expo al quale l'associazione partecipa con varie iniziative, non ci sarà più il rappresentante dell'ente pubblico che è socio fondatore.

Nel consiglio d'amministrazione attuale il rappresentante del Municipio è il responsabile del settore turismo Giovanni Bertugli, ma non è una questione di nomi, perché il Comune evidentemente ritiene che non valga più la pena essere nel Cda di questa società partecipata. Che fine farà a questo punto il finanziamento del Comune a Modenamoremio? Se lo chiedevano pochi giorni fa durante l'ultimo Consiglio di amministrazione. L'associazione, oggi presieduta da Milena Seghedoni e gestita dall'ex dirigente comunale Maria Carafoli, riceve soldi pubblici a cui affianca la ricerca di sponsor privati. Lo scorso anno il Comune ha dato un contributo comunale di 50mila euro per le attività della partecipata, oltre a 20mila euro serviti per retribuire Carafoli e altri 30mila euro utilizzati per acquistare luminarie che abbelliscono a Natale il centro storico.

C'è preoccupazione perché, è evidente, la decisione di lasciare Modenamoremio potrebbe anche significare la fine o almeno la forte contrazione dei fondi pubblici che ogni anno entrano nelle casse di Modenamoremio. Soldi, a volte, spesi in maniera "leggera" com'è il caso risalente a pochi anni fa dell'acquisto di due "segway", monopattini elettrici costati 14mila euro e poi dismessi e in vendita.

Quest'anno inoltre il Comune ha versato a Modenamoremio ulteriori 80mila euro per il progetto "Temporary store", una iniziativa nata in occasione dell'imminente Expo. I risultati del progetto non sarebbero eclatanti.

Attraverso un bando pubblico si chiedeva la disponibilità dei proprietari a mettere a disposizione locali commerciali del centro storico sfitti o inutilizzati per creare dei temporary store, ossia negozi aperti a tempo. Con un ulteriore bando si cercava l'interesse di enti, associazioni, consorzi o imprese per l'utilizzo di questi luoghi: con soldi pubblici ci sarebbe stata un'ampia copertura dei costi nei mesi da maggio a ottobre con possibilità di estendere anche la durata dell'affitto "calmierato". Ma appunto l'operazione presentata dall'assessore alle attività economiche Tommaso Rotella e da Maria Carafoli avrebbe riscontrato poco interesse. I negozi sfitti in centro sono 41 e al momento solo una dozzina sarebbero quelli che dovrebbero divenire temporary store di eccellenze, prodotti tipici e altre "sciccherie".

Stefano Luppi

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