«Arcigay in assemblea solo per i maggiorenni»
La preside Luciana Contri rinvia da sei mesi un incontro sui transgender Gli studenti: «Non è un tabù, uno di noi fu discriminato e cambiò scuola»
L’assemblea del 31 marzo all’istituto Selmi è stata rinviata per sei mesi con i pretesti più vari sino a quando pochi giorni fa è stata autorizzata dalla preside Luciana Contri ma solo escludendo le prime tre classi dal dibattito in cui sarà presente un transgender.
L’argomento tabù? Omofobia e discriminazioni contro chi cambia sesso. Il pomo della discordia è la partecipazione di esponenti gay al dibattito. La responsabile dell’istituto, citando una lettera firmata da 30 genitori, nega la partecipazione dell’Arcigay e permette alle prime tre classi classi solo la visione al Raffaello di “Priscilla, regina del deserto”, una commedia anni ’80. In poche ore gli studenti hanno raccolto 1200 firme, sui 1400 frequentatori dell’istituto, che contestano il divieto di discutere di transgender. Quindi a fine proiezione le quarte e le quinte, con carta d’identità o con appello, ascolteranno le esperienze di chi ha cambiato sesso, gli altri andranno in un’ altra sala a parlare tra di loro.
«La preside ha tentato ogni manovra - spiegano Chiarandrea Franchini e Fabio Buonocore, rappresentanti dei ragazzi nel Consiglio d’Istituto -A settembre ci hanno fermato perchè, visto che il film trent’anni fa fu vietato a chi non aveva 14 anni: tutto rinviato a marzo, anzichè chiedere le autorizzazioni ai genitori, come fatto in casi simili in altre scuole. Poi ci è stato chiesto il curriculum dei relatori: mai successo. Infine voleva obbligarci a un contraddittorio con un rappresentante dei cattolici o il Ceis. Bene, quale legge autorizza i presidi a censurare o a pilotare le assemblee?»
Il tema dei transgender al Selmi è sentito: «Alcuni anni fa un ragazzo che veniva a scuola con i tacchi fu deriso e molestato sino al punto da costringerlo a cambiare scuola. Ora è maggiorenne, ha iniziato le cure ormonali e assieme all’appoggio dei genitori sta concludendo le pratiche per avere dal tribunale le autorizzazioni necessarie al cambio di sesso. Di quell’epoca resta in tutti il ricordo dello zainetto buttato nei cassonetti, la vergogna dell’impunità di una minoranza che lo portò a cambiare scuola». (s.c.)
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