Palagano, frana tutto La montagna cede e il paese chiede aiuto
Almeno cinque emergenze in atto, case e aziende isolate Il sindaco Braglia: «Da soli questa volta non ce la faremo»
PALAGANO. É davvero un campo di battaglia il territorio di Palagano martoriato da un'emergenza frane che non accenna a placarsi. Anche nella notte tra giovedì e venerdì ci sono stati nuovi cedimenti, a partire da via Roncovecchio, località Ca’ d’Andrea poco sopra Susano, dove sono chiaramente riconoscibili i nuovi squarci nell’asfalto. Non è solo una strada comunale che si rompe: in atto c’è un gigantesco movimento di terreno che sta squarciando tutto il pendio con crepe paurose nei campi, pali della luce piegati e il timore che col tempo possa finire tutto addosso alla strada provinciale lì di sotto. Un moto talmente grosso che rischia di compromettere, molto più a valle, anche via La Penna, risistemata poco tempo fa a tutela anche della realtà produttiva di primo piano rappresentata dai cinque capannoni dove si lavora carne per conto del gruppo Amadori. In pratica, è una montagna intera che si muove (aprendo anche un nuovo fosso in mezzo), e nessuno sa fin dove.
Ma sul territorio ci sono almeno altre quattro emergenze gravissime, come quella di Costrignano, dove in via La Croce l’esondazione di un torrente e un altro ciclopico movimento franoso hanno frantumato la strada in più punti, isolando di fatto un’azienda agricola e una casa. E poi c’è la frazione di Monchio, che da sola concentra tre emergenze. A parte lo sprofondamento del piazzale della chiesa infatti, ci sono tre abitazioni non più raggiungibili attraverso via le Coste, stessa sorte che rischiano le 30 persone circa che abitano in via la Campagna. E c’è ancora via San Vitale, dove uno sprofondamento pauroso si è mangiato la risistemazione completa di un anno fa.
A tutto questo si somma un'altra decina di smottamenti su cui il Comune spera di riuscire a intervenire con risorse proprie, dopo il superlavoro dei giorni scorsi per gli allagamenti dei fossi, l’ultimo sistemato venerdì pomeriggio. Ma all’ente locale non si può chiedere di più: «La situazione è drammatica - sottolinea sul posto il sindaco Fabio Braglia - e non solo da me. Credevo di essere il più sfortunato e invece leggendo i giornali vedo che tutta la montagna si sta muovendo. Servono interventi di somma urgenza ma vanno autorizzati, e come facciamo senza copertura finanziaria? Chi si prende la responsabilità di impegnarsi con le ditte? Come sindaci dei piccoli Comuni non abbiamo i mezzi, per questo ho chiesto agli enti sovraordinati di fare pressioni sulla Regione e il Ministero per la richiesta dello stato di calamità. Non è volontà di portare a casa delle risorse, è una richiesta d’aiuto: non sappiamo veramente come fare».
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