Sisma, soldi finiti per i mantovani
Ieri la protesta dei sindaci: «Assurde differenze», ma anche in Emilia tanti timori
Mentre in Emilia si continua a dire che tutto va bene, nel mantovano i soldi erogati dallo Stato non bastano per tutte le richieste di ricostruzione degli edifici resi totalmente inagibili dal sisma di tre anni fa.
Come era già stato anticipato, lo scriverà nero su bianco la Regione Lombardia con una nuova ordinanza di prossima emanazione. Saranno finanziate solo le richieste arrivate entro «le ore 17, 34 minuti e 20 secondi del 22 dicembre 2014», nonostante il bando fosse aperto sino al 31 dicembre. Visto l’alto numero delle domande, i soldi sono finiti prima. E non si può nemmeno cambiare le regole in corsa. L’ordine dei contributi è quello cronologico. Chi arriva tardi, non avrà nulla, perché all’appello mancano nelle casse della Regione circa 400mila euro. Consapevoli di questo, i sindaci dei quattro Comuni più colpiti della Bassa mantovana, Gonzaga, Moglia, Quistello e San Giovanni hanno deciso di scendere in piazza per sollecitare le istituzioni «prima che lo facciano i cittadini – spiega il sindaco gonzaghese Claudio Terzi – perché il malumore di chi è rimasto escluso è forte. Stiamo parlando di persone che sono fuori casa loro da tre anni». Sulle facciate dei municipi mantovani campeggiava lo striscione “Renzi e Maroni, basta parole...». «È inaccettabile pensare che una domanda presentata il 24 dicembre su una casa inagibile sia finanziata a Novi di Modena o a Reggiolo e non a Moglia», dicono i sindaci.
Sul fronte emiliano, da quando si comincia sempre più a pensare tra pretestuose dilazioni e tagli dei rimborsi che i soldi promessi non ci sono affatto, la difesa in questi giorni è stata che la Lombardia ha sbagliato a fare i conti iniziali, L’Emilia no.
Sarà, ma le perplessità cominciano ad... infittirsi.
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