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«Spari all’auto? Io non c’entro»

«Spari all’auto? Io non c’entro»

Si è costituito alla polizia l’imprenditore cremonese indagato dopo la lite nei pressi del casello dell’A1

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Il caso della sparatoria all’uscita del casello Modena nord: si è costituito alla polizia Pier Francesco De Vincenzi, l’imprenditore cremonese di 57 anni residente in Versilia , sospettato di aver sparato due colpi di pistola all’auto di Andrea Capitani, commercialista di Viadana.

Si è presentato spontaneamente l’altro giorno, in compagnia del suo avvocato, presso il commissariato di Carpi ed è stato subito “dirottato” a Modena dove è stato sentito dalla squadra mobile. In base a quanto si è saputo, l’imprenditore, non appena ha saputo di essere indagato per danneggiamento aggravato e porto abusivo di arma da fuoco, ha voluto parlare con gli investigatori, raccontare la sua versione dei fatti. Dichiarazioni spontanee dunque: avrebbe ammesso di aver avuto una discussione con Andrea Capitani lunedì scorso al casello ma di non aver mai posseduto un’arma nè tantomeno sparato contro l’auto. Avrebbe negato l’esistenza di due assegni protestati a suo nome, importo 5mila euro, motivo questo che avrebbe acceso la lite tra i due. In sostanza, ha fatto capire che la presenza di quei due fori sull’auto di Capitani non è imputabile a lui, che gli si vuole dare la colpa per un fatto mai commesso. Dopo aver fornito la sua versione, De Vincenzi ha fornito alla polizia un indirizzo certo dove essere rintracciato ed è tornato in Versilia. Dunque, nuovi elementi e una versione dei fatti “alternativa” a quella del commercialista di Viadana. Capitani ha invece raccontato che quel lunedì: «De Vincenzi è sceso infuriato, urlando. Poi ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata. Ha sparato un colpo colpendo l'auto vicino al serbatoio. Poi un altro che ha preso una ruota. L’ho conosciuto perché ha un ristorante a Viadana e mi ha chiesto di aiutarlo per il rilevamento del locale Faruk a Marina di Pietrasanta. Abbiamo fatto le pratiche e così ha iniziato a gestire il locale con il figlio. I problemi sono nati con due assegni da 5mila euro che ho avuto da padre e figlio». Erano scoperti e la coppia di ristoratori è andata in protesto.

Stefano Totaro

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