Legacoop e Cgil: «L’attività non si fermi»
Il presidente modenese della Lega coop e la Cgil provinciale esprimono preoccupazione per i lavoratori: «si faccia rapidamente luce sull’accaduto»
MODENA. Preoccupazione sia all’interno della Lega provinciale delle cooperative che della segreteria provinciale della Cgil per il terremoto che ha investito Cpl. «Siamo profondamente colpiti dalla notizia degli arresti collegati all’inchiesta di Ischia. Il nostro primo pensiero e la nostra preoccupazione vanno ai 1.800 soci e lavoratori di Cpl Concordia; confidiamo che le indagini in corso non incidano sul regolare prosieguo di un’attività lavorativa così importante per tante famiglie dell’intero territorio» ha detto il presidente di Legacoop Modena, Lauro Lugli. «Esprimiamo massima fiducia - ha concluso - nel lavoro che la magistratura sta compiendo per l’accertamento di eventuali responsabilità personali».
“Apprendiamo dalla stampa dei gravissimi capi d'imputazione contestati a dirigenti della Cpl di Concordia: il quadro che ne esce è quello desolante di molte vicende similari nel nostro paese” scrive la Cgil in una nota. “Se i fatti contestati dovessero essere dimostrati emergerebbe un quadro strutturato di corruzione che coinvolge politica e sistema imprenditoriale, a diversi livelli». Cgil di Modena, sottolineando che «ad essere coinvolta è una storica azienda modenese, una cooperativa fondata alla fine dell'800, un pezzo di storia dell'economia cooperativa nazionale, che oggi è un gruppo con 1.800 addetti e cantieri in tutto il mondo».
Per la Cgil dunque “la prima preoccupazione è che si faccia rapidamente luce su quanto accaduto, preservando allo stesso tempo l'operatività dell'azienda, le sue attività presenti e future, garantendo i livelli occupazionali. Bisogna evitare che, alla fine, a pagare siano i lavoratori. Certamente tutti, sistema cooperativo, politica e sindacato sono chiamati ad un impegno straordinario, agendo concretamente per rendere la legalità, non solo a parole, il fondamento di ogni politica di sviluppo».
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