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Via Emilia Est: «Quell’amianto sotto terra è fuorilegge»

Marco Amendola
Via Emilia Est: «Quell’amianto sotto terra è fuorilegge»

Il rapporto dell’Arpa parla di concentrazioni fino a 9 volte sopra il consentito. Resta il problema: chi paga la bonifica?

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«Le concentrazioni di Amianto Crisotilo superano da 5 a 9 volte le concentrazioni soglia di contaminazione previste» dalla legge, mentre il pietrisco proviene dalla cava "Predelle" di Borgo Val Taro, che a Parma gli ambientalisti chiamano anche «la cava della morte».

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Le analisi dell'Arpa alzano la nebbia intorno alla rotatoria fantasma di Modena est, opera di viabilità provvisoria costruita lungo la via Emilia quasi 10 anni fa dal colosso cooperativo di costruzioni Cmb per il maxi svincolo della tangenziale, costato 12 milioni di euro. Già dal 2008 quell'infrastruttura provvisoria doveva essere tolta. Ma invece è ancora lì: a frenare il recupero dell'area sono le tonnellate di pietrisco con amianto usate per realizzare il terrapieno.

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DOCUMENTO ESCLUSIVO  Stando a un documento esclusivo in possesso della Gazzetta, il 13 maggio 2013 Cmb trasmette al Comune di Modena la documentazione per «il programma di campionamento e di intervento finalizzato alla demolizione della rotatoria ed alla rimozione di tutti i materiali utilizzati per il sottofondo dell'opera». Il Comune di Modena chiede poi un parere ad Arpa, che si reca sul cantiere della rotatoria provvisoria, dove esegue «contestualmente alla Ditta n°2 prelievi di tipo fiscale di materiale ofiolitico per la ricerca del contenuto in amianto».

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«VALORI OLTRE IL LIMITE» I campioni estratti con i carotaggi nel 2013, prendono due strade: Arpa li analizza presso il Laboratorio della Sezione Provinciale di Reggio Emilia, mentre CMB li manda a un altro laboratorio. Ma qui arriva il primo verdetto: Arpa trova «nei materiali ofiolitici» usati per la rotatoria «valori di contenuto in amianto che superano da 5 a 9 volte le concentrazioni soglia previsti in 1000 mg/Kg». Sempre Arpa rileva che il laboratorio incaricato dalla ditta per fare «le analisi per la determinazione dell'amianto non risulta nell'elenco dei laboratori che hanno superato il programma di qualificazione del Ministero della Salute».

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LA PIETRA VERDE Il pietrisco con amianto arriva dalla cava "le Predelle" di Borgo Val Taro, in provincia di Parma. Gli ambientalisti la conoscono bene quella perchè la chiamano anche «cava della morte». Nella zona dell'appennino parmense infatti un comitato da diversi anni contesta l'estrazione del pietrisco verde ofiolitico e degli effetti sul territorio, diventate anche oggetto di interrogazioni in Regione. Ma se, come si legge nei documenti di progetto, la rotatoria provvisoria doveva essere smantellata, come mai i tecnici dell'impresa costruttrice scelsero proprio le pietre verdi, che contengono fibre di amianto, e che un giorno avrebbero potuto ostacolare la rimozione dell'opera provvisoria, come poi si è verificato? Le problematiche e gli effetti del micidiale minerale-killer del resto erano già note nel duemila, e regolate anche dalla Legge 257 del 27 marzo 1992.

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TONNELLATE DI AMIANTO Per la costruzione della rotatoria provvisoria le carte di progetto parlano di «7839 metri cubi di ghiaia di cava della categoria A1A e A1B», pari a circa 17mila tonnellate utilizzate per fare un terrapieno grande quasi 20mila metri quadrati. Ma quante sono le tonnellate del pietrisco con amianto? Inoltre quali precauzioni per i lavoratori e per l'ambiente vennero utilizzate durante le lavorazioni del pietrisco, visto che dalle carte di progetto si parla anche dell'utilizzo «di un rullo compressore vibrante da 180quintali» usato «per compattare gli strati di misto stabilizzato» e che avrebbe potuto rilasciare fibre di amianto nell'ambiente?.

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ADESSO CHI PAGA? Il recupero dell'area si gioca fra Comune, Cmb e la proprietà dell'area, Bellentani. Considerata la crisi economica, si tratta di capire chi metterà sul piatto l'enorme cifra per la bonifica dall'amianto. Si parla di costi ben superiori al milione di euro, che dovrebbero essere a carico dell'impresa costruttrice. Lo scorso novembre, e dopo i nostri servizi, Cmb ha ripulito tutta l'area dal degrado in cui era caduta dal 2008, ma il problema si trova sotto terra. Su tutto pesa anche la delicatezza ambientale dell'area, zona ricca di falde acquifere. Secondo Arpa ed esperti del settore, sarebbe meglio lasciare tutto così, senza rimuovere il pietrisco, perchè l'asfalto funziona come un tappo che stringe l'amianto contro l'argilla della falda.

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Ma in questo modo una porzione di territorio verrebbe sottratta per sempre alla città. Nel documento, Arpa osserva che «in alcune aree del cantiere affiorano materiali ofiolitici». La bonifica a questo punto è un rebus di difficile soluzione, e la rotatoria fantasma rischia di trasformarsi in una bomba ecologica a carico delle future generazioni. Tanti problemi per quella che doveva essere, sulla carta e per la città, solo un'opera provvisoria.

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