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Accusato dal boss Iovine di un accordo con il clan dei casalesi

Antonio Iovine, 50 anni soprannominato "O'ninno", insieme a Michele Zagaria e Francesco Schiavone, è uno dei principali boss del Clan dei Casalesi e dal 2014 è un collaboratore di giustizia. Sono...

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Antonio Iovine, 50 anni soprannominato "O'ninno", insieme a Michele Zagaria e Francesco Schiavone, è uno dei principali boss del Clan dei Casalesi e dal 2014 è un collaboratore di giustizia.

Sono sue le dichiarazioni del giugno 2014 che hanno indotto la Dda di Napoli ad iscrivere nel registro degli indagati Roberto

Casari, fino a gennaio di quest'anno presidente del gruppo Cpl. L’ipotesi di accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. In sostanza, Iovine ha dichiarato che i lavori di metanizzazione a Casal di Principe e in altri sei comuni della zona, appaltati a Cpl, sarebbero stati svolti appoggiandosi a ditte locali legate ai Casalesi. Per questa inchiesta, che è ancora in itinere e che è parallela a quella “esplosa” ieri, Casari ha ricevuto un mese fa un avviso di garanzia, che gli è stato notificato in caserma a Concordia dalla Dda di Napoli. Che le due indagini si intreccino non c’è dubbio, visto che negli atti ci sono parecchi “omissis” in relazione alle indagini sui casalesi.

Secondo le parole di Zagaria, pronunciate nel corso di un processo ad un ex sindaco, tra il 1999 e il 2003 la camorra casalese ha guadagnato dieci euro su ogni metro di tubo interrato per trasportare il metano. Per verificare quelle dichiarazioni nei giorni scorsi i carabinieri del Noe hanno scavato nei centri abitati dominati dal clan dei casalesi, scoprendo che i tubi del gas non erano interrati a 60 centimetri di profondità ma, pericolosamente e non a norma, solo a trenta centimetri. E forse in quiesto “risparmio” sarebbe consistito il guadagno per le imprese locali ritenute controllate dai clan. Iovine ha parlato di accordi con le imprese esecutrici. Cpl per parte sua aveva espresso allora solidarietà a Casari e la convinzione dell'estraneità ad ogni accusa.

Nell’esprimersi sereno e tranquillo, Casari, interpellato dalla Gazzetta, aveva detto: «Mi ha dato il fastidio che può derivare dall'aver dato credibilità ad una persona che ha commesso non so quanti omicidi. Questa persona che ora mi accusa di aver fatto cose che non ho commesso. Questo sì mi dà fastidio, se penso che ho presieduto per 40 anni Cpl, che siamo passati in mezzo anche a tangentopoli, che abbiamo lavorato in tutta Italia e non mi era mai capitata una cosa del genere».

«All'epoca - aveva aggiunto Casari - ero il presidente della Cpl Concordia, gestivamo in quei comuni la rete del gas, oggi dopo la riforma la situazione gestionale è più articolata. Come Cpl siamo tuttora impegnati in quei Comuni. All'epoca c'era da realizzare la rete di distribuzione. Ricordo che ci venne chiesto praticamente dall'Antimafia, dal senatore Diana che era di quelle parti e che, come ho già avuto modo di dire, ci spronò e ci sostenne».

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