Concordia vive un altro terremoto
Il paese sotto choc. Il sindaco Prandini: «La magistratura faccia chiarezza alla svelta». I cittadini preoccupati per l’azienda
CONCORDIA. Quanto accaduto ieri mattina ha letteralmente scosso Concordia e i suoi abitanti. La Cpl, attiva sul territorio dal 1899, in paese si può infatti tranquillamente considerare alla stregua di un'istituzione. La storica cooperativa genera occupazione, tanto che nel corso delle generazioni almeno un componente per ogni famiglia concordiese ha lavorato o tuttora lavora presso l'azienda di via Grandi. La multiutility funge da traino per l'economia cittadina, poiché con i redditi garantiti ai propri dipendenti mantiene indirettamente in vita buona parte del commercio locale. L'arresto di alcuni dirigenti e dell'ex presidente Roberto Casari, rimasto al timone della ditta per ben 39 anni, ha dunque segnato la giornata. Bocche cucite dei dipendenti all’esterno dell’azienda. Piuttosto prudente il sindaco Luca Prandini, che oltre a dichiararsi «sconvolto e preoccupato» auspica che la magistratura faccia il proprio corso in maniera «rapida ed efficace, in modo da far luce sull'intera vicenda e chiarire le responsabilità». Il nome della multiutility era già stato tirato in ballo nei mesi scorsi sia nell'ambito dello scandalo tangenti al Policlinico di Modena, sia dal pentito dei Casalesi Antonio Iovine, il quale dichiarò che per la realizzazione della rete del gas in alcune zone della Campania ad opera della Cpl «venne trovato facilmente un accordo nell'interesse di tutti». Proprio in merito a quella vicenda l’azienda concordiese si é sempre dichiarata estranea, ribadendo più volte di aver operato nella «massima legalità e correttezza». Ora, dopo quanto accaduto ieri mattina, si temono danni in termini di reputazione e dunque di lavoro (il gruppo Cpl é attivo in Italia e all'estero con 1800 addetti, 67 società e 17 sedi), anche se il colosso dell'energia ci tiene a precisare che il provvedimento «ha riguardato le persone, non la cooperativa e le società del gruppo». Certamente il coinvolgimento di alcuni esponenti di una delle più importanti realtà produttive locali e regionali (solo nel 2014 la Cpl ha fatturato 461 milioni di euro) ha lasciato di stucco parecchi concordiesi, molti dei quali conoscono personalmente lo stesso Casari. Proprio per questo, o probabilmente perché della delicata faccenda si sa ancora poco, diversi di loro preferiscono non esporsi, evitando di commentare l'accaduto. Altri invece esprimono incredulità per i recenti sviluppi dell'inchiesta. «Spero che si faccia luce su questa vicenda - commenta Luciano Canossa - Di certo si tratta dell'ennesimo terremoto che colpisce il nostro paese, dato che Concordia praticamente vive grazie alla Cpl». «Avevo letto che sul piatto ci sarebbero state presunte tangenti, ma certamente non potevo immaginare un fenomeno di tale entità - spiega Davide Berni - Ora il mio pensiero va ai dipendenti e alle loro famiglie, che con questa storia non hanno nulla a che fare. Spero che non siano loro a dover subire le ripercussioni più pesanti». «Anch'io ho avuto modo di informarmi, ma probabilmente tendevo a sottovalutare le possibili conseguenze - prosegue Alessandro Balestrazzi - Attendo i prossimi giorni per avere un'opinione più chiara in merito, ma ciò dimostra come sia concreto il rischio che la mentalità di questo territorio venga contagiata dalla cultura del malaffare». Simone Franciosi ritiene che «in certi tipi di affari, se ci sono in ballo grandi somme, diventa complicato rapportarsi con i propri interlocutori», mentre secondo Luigi Berveglieri «quando si vogliono effettuare alcuni lavori le ditte vengono talvolta costrette ad accettare determinate condizioni». Ma la preoccupazione più grande é che in futuro i 116 anni dell'azienda vengano dimenticati in nome dell'esito di questa vicenda. «Il mio timore é che, arrivati a questo punto, il danno d'immagine sia talmente grande da escludere la ditta da un consistente numero di appalti. E ciò andrebbe a scapito dei lavoratori- conclude Paolo Cavazza, che aggiunge -Probabilmente Casari si é dimesso da presidente anche perché era stato informato dei possibili sviluppi dell'inchiesta...».
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