Cremonini, processo senza fine
Una serie di sentenze contraddittorie e ora il giudizio penale
Una vicenda per molti versi grottesca che può essere eloquente riguardo la situazione della realtà giudiziaria italiana. È il procedimento per aggiotaggio e insider trading che risale al 2008 contro il Gruppo Cremonini di Castelvetro e i suoi amministratori Luigi e Vincenzo Cremonini, padre e figlio. I fatti in questione si riferiscono ad acquisti per circa 2 milioni di azioni della società alimentare Cremonini all'inizio del 2008, due mesi prima del lancio della Opa per l’uscita dalla Borsa della società stessa. L’accusa riguardava l’utilizzo di informazioni privilegiate da parte degli amministratori del Gruppo, che secondo l’accusa avrebbero abusato della loro posizione. Dopo una propria inchiesta, la Consob aveva sanzionato per 600mila euro a testa Luigi e Vincenzo Cremonini. Successivamente il Tar del Lazio aveva annullato tutti i provvedimenti, evidenziando che nessuna informazione privilegiata relativa all'Opa era esistente alla data degli acquisti di azioni della Cremonini e che, in ogni caso, «chi lancia l'offerta pubblica non può considerarsi insider di se stesso in quanto egli è creatore dell'informazione». Poi il ricorso di Consob al Consiglio di Stato è stato accolto e ora pende il giudizio della Cassazione, cui ha presentato ricorso il Gruppo Cremonini. Ma al tempo stesso su questi procedimenti si sono innestate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea che hanno reso particolarmente complessa la vicenda da un punto di vista giuridico in relazione ai rapporti fra giustizia amministrativa, giustizia civile e penale.
Sta di fatto che, quale atto dovuto, è stato avviato il processo penale e ora la vicenda ritorna di attualità perché il 29 maggio a Milano è prevista un’udienza per valutare il reato di abuso di informazione privilegiata a carico di Luigi e Vincenzo Cremonini: da sottolineare che l’oggetto del contendere, vale a dire il presunto profitto illecito, sarebbe di circa 137mila euro, una somma che si può definire irrisoria se solo si valuta che il Gruppo Cremonini fattura non meno di 3,5 miliardi di euro l’anno.
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