Gazzetta di Modena

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«Legacoop non protegge nessuno»

Lusetti: niente sconti. Il ministro Poletti: «Non sono coinvolte in tutti gli scandali»

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Niente sconti e nessuna protezione. Il presidente nazionale di Legacoop, il sassolese Mauro Lusetti, non fa troppi giri di parole nel commentare l’arresto di alcuni dirigenti della Cpl Concordia, tra cui l’ex presidente Roberto Casari.

Affermazioni non proprio blande, da parte di chi sa che l’associazione a cui Cpl Concordia aderisce e che lui presiede, non è immune dalle responsabilità, o quanto meno dalla presa di coscienza di fronte al sistema corruttivo che le indagini della magistratura stanno facendo emergere intorno alla cooperativa storica della Bassa Modenese.

«Se dovessero essere accertate le responsabilità dei dirigenti di Cpl Concordia finiti in manette a seguito delle indagini sugli appalti per la metanizzazione di Ischia - afferma Lusetti - Legacoop non farà sconti. Ci porremo sul versante della legalità e non proteggeremo nessuno». E poi il pensiero ai lavoratori della coop. «Rispettiamo le scelte della magistratura - prosegue il presidente Lusetti - e ci auguriamo che queste indagini siano completate al più presto. La cosa che ci preoccupa in maniera particolare sono i 1.800 soci lavoratori. Le responsabilità, semmai venissero accertate, sono evidentemente delle responsabilità personali».

Prima di Lusetti a capo dell’associazione che riunisce il mondo cooperativo italiano, c’era l’attuale ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che sulla vicenda Cpl Concordia afferma: «Non direi che le cooperative sono in tutti gli scandali. Credo che si debba ribadire che le responsabilità che ci sono vanno valutate dalla magistratura e se ci sono delle persone che hanno fatto delle cose sbagliate è giusto che paghino, secondo la legge del nostro Paese».

Non è mancato il commento del presidente della Regione Stefano Bonaccini, che auspica che i magistrati lavorino in serenità. «Abbiamo sempre detto - sono le parole di Bonaccini - anche con l'inchiesta Aemilia che la cosa importante è lasciar lavorare con grande serenità i magistrati. Anzi, chiedendogli che facciano in fondo il proprio dovere. Abbiamo bisogno di certezze, dunque di sapere dove eventualmente si è annidata la corruzione o le infiltrazioni mafiose».

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