Nell’hotel di famiglia Cpl pagava conti salati
All’azienda costavano care le camere nell’albergo dei familiari del sindaco, ma poi nessuno ci andava
Il 4 giugno dell’anno scorso gli inquirenti vanno all’albergo Le Querce di Ischia. È l’hotel gestito dalla famiglia Ferrandino, il padre e la sorella del sindaco di Ischia che, stando agli atti, voleva far vincere a tutti i costi a Cpl la l’appalto per la metanizzazione dell’intera isola; un sindaco «asservito», addirittura definito nell’ordinanza del gip «una sorta di factotum “al soldo” della Cpl». Con una scrittura privata il presidente Casari stipula con il rappresentante dell’hotel un contratto cosiddetto “vuoto per pieno” per il 2012-13. In sostanza, le parti decidono di tenere a disposizione della Cpl sette camere doppie standard a mezza pensione sborsando 160mila euro, somma che poi diventerà di 146mila euro. Somma elevata rispetto alle offerte di altri hotel simili. Nella perquisizione all’hotel del 10 giugno si trovano le schede di soggiorno e emerge un’altra realtà: il saldo delle camere occupate era di soli 42.400 euro e non di 146mila euro: la prima sarebbe la cifra del check-out per i soggiorni reali, la seconda la somma versata da Cpl al Le Querce. Non solo le schede di alloggio e le fatture recuperate dimostrano che la Cpl, a quel giorno doveva solamente 8.350 euro all’albergo ischitano e non i 160mila della convenzione. È poi sorprendente scoprire dalla sorella del sindaco che le camere che dovevano restare riservate alla Cpl venivano «nella prassi» rivendite anche ad altri clienti. «Ciò a dimostrazione della natura fittizia della transazione in oggetto», scrivono i magistrati inquirenti. Insomma è solo uno «schermo» per il «convertimento di unità», ovvero mazzette, «al sindaco finalizzare a ripagare i suoi favori e la sua consolidata disponibilità rispetto a tutte le esigenze della Cpl». È la sorella del sindaco, Anna, a riferire in interrogatori che è stato lo stesso Casari a presentarsi all’hotel. Era la fine del 2012 e Casari chiese ai parenti del sindaco con il quale “trattava” per i lavori se erano disponibili a convenzionarsi per la vendita di alcune camere. Operazione sconveniente per entrambe le parti, in realtà. Oltretutto la convenzione prevedeva che le stanze non potessero essere rivendute, quando questo in realtà è successo. L’accordo vacanze, nascondeva in realtà, secondo la Procura, i pagamenti in nero: Cpl non aveva poi così bisogno di mandare i dipendenti a rilassarsi lì...
Carlo Gregori
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