Cpl e anticorruzione: Cantone vuole gli atti
Oggi Casari e Rinaldi vedono i loro avvocati e domani saranno interrogati Quella strategia per depistare le indagini: bonifica dalle cimici negli uffici
Anche il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone analizzerà gli atti dell’inchiesta su Cpl e gli appalti di Ischia: «Abbiamo chiesto gli atti ufficialmente al procuratore della repubblica di Napoli per capire se ci siano appalti che possono essere eventualmente commissariati. Lo verificheremo, io sono abituato a leggere prima gli atti», finora «abbiamo letto soltanto i giornali», ha detto.
Intanto oggi, nel carcere di Poggioreale, Roberto Casari e Maurizio Rinaldi, ossia i due uomini di spicco della coop di Concordia, incontreranno i loro avvocati. Per l’ex presidente - che si scopre aver accettato, dopo le dimissioni dalla Cpl, una proposta lavorativa dall’amico Vainer Marchesini alla Wam di Cavezzo, al quale aveva proposto anche l’assunzione del suo consulente Francesco Simone - ci sarà un collegio composto da Massimo Vellani di Modena, Luigi Chiappero di Torino e Luigi Sena di Napoli, con quest’ultimo che difende anche Rinaldi. Porteranno notizie dalle famiglie, poi si concentreranno sull’ordinanze e le contestazioni che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione fino al riciclaggio e che saranno oggetto di discussione negli interrogatori di garanzia che sono in programma domani per tutti gli arrestati.
Ma il quadro descritto dal giudice Amelia Primavera racconta anche gli stati d’animo che si respiravano a Concordia dopo i primi interrogatori, che avevano spalancato i dubbi sulle varie inchieste campane. “Tutti hanno timore di parlare e perché siamo sotto osservazione pesante... tutti quanti”, dice l’ingegner Giulio Lancia e se Casari non vuole inquinare le prove (“Casari... neanche a parlarne... praticamente se... dovesse anche... siccome noi siamo ascoltati per lui insomma...), gli inquirenti annotano un cambio di atteggiamento nelle conversazioni dalle quali “traspare la premura e la preoccupazione degli stessi di poter essere intercettati” tanto che Francesco Simone non esita a dire “che le gare si vincono o si perdono e quindi le cose vanno fatte in maniera trasparente”. Eppure a fronte della cautela, il giudice annota di una “bonifica avvenuta negli uffici Cpl, e le modalità con le quali è stata eseguita nulla hanno a che vedere con il paventato pericolo di spionaggio industriale”. Se da un lato, quindi, ci si impegna a far apparire trasparente l’attività della coop, dall’altra si fa di tutto per non esporsi alle intercettazioni.
Nonostante ciò, gli inquirenti da mesi lavorano sul mondo di Cpl, arrivando persino ad incrociare l’indagine (parallela) nata dopo la confessione del pentito Iovine sul rapporto con i Casalesi nel agro aversano. Gli investigatori inseriscono parecchi “omissis”, che lasciano intendere come le indagini siano tuttora in corso, ma in compenso sono gli stessi protagonisti del colosso cooperativo a chiacchierare liberamente di “accordi con esponenti della criminalità organizzata casertana”.
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