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“Documenti” che andrebbero custoditi nella cassetta di sicurezza

“Documenti” che andrebbero custoditi nella cassetta di sicurezza

È una cosa molto delicata, lo sa bene Maurizio Rinaldi (nella foto) quando con Francesco Simone discute di quelle operazioni che per gli investigatori certificherebbero la creazione di fondi neri in...

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È una cosa molto delicata, lo sa bene Maurizio Rinaldi (nella foto) quando con Francesco Simone discute di quelle operazioni che per gli investigatori certificherebbero la creazione di fondi neri in Tunisia. Il meccanismo è piuttosto semplice: fatture fittizie ad una società africana con bonus (fittizi) al raggiungimento di certi obiettivi. Un giro da circa 400mila euro all’anno; soldi da riportare in Italia - in contanti - ed usare all’occorrenza. Non a caso, il 2 maggio 2014, Simone, parlando con Casari, fa riferimento ai “documenti che ho portato giù da Tunisi” e il presidente gli risponde “è inutile che giriamo con tanti progetti. Quando mi servono...”.

Ma c’è anche la necessità di custodire quei fondi tanto che Rinaldi, il 5 maggio, chiede al responsabile delle relazioni istituzionali, se ha un conto corrente a Roma. Cosa significa? Lo spiega un’altra intercettazione, avvenuta il 7 maggio, che vede protagonisti Simone e Nicola Verrini, responsabile commerciale della coop. Su input di Casari, Simone chiede a Verrini la disponibilità di aprire una cassetta di sicurezza in una banca, ma sa bene a quello che si potrebbe rischiare: “se me li trovano a me - dice - c’hanno i miei risparmi, se te li trovano a te... sono cazzi, mi spiego”.

Sui legami tra la Tunita, ossia la società tunisina usata in modo illecito e la Cpl si aprirà poi uno scontro frontale in azienda perché molti dei vertici, interrogati, negheranno di conoscerla, mandando su tutte le furie proprio Casari.

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