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La fondazione segreta che garantisce favori

Il gip omette il nome ma Cpl era pronta a pagare “perché ci porta questo e chiudiamo questo”

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«Dobbiamo pagarlo perché ci porta questo e chiudiamo questo, no venti ma anche duecento..». Lo dice Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali di Cpl, finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta di Napoli, facendo riferimento alla “quota associativa” da pagare ad una fondazione di cui nelle carte dell’inchiesta non viene fatto il nome “per ragioni investigative”.

È uno dei filoni di indagine che la procura di Napoli sta approfondendo e che riguarda, appunto, i finanziamenti di Cpl “al mondo politico-istituzionale, ovvero a quelle fondazioni o associazioni - scrive il gip Amelia Primavera - che, in qualche modo, sono espressione di tale mondo”.

L’intercettazione in questione quella in cui Simone, l'11 marzo 2014, parla con l'altro dirigente della cooperativa Nicola Verrini e nella quale c’è anche il riferimento, ormai noto, relativo a Massimo D'Alema e alla sua fondazione ItalianiEuropei.

La conversazione coperta da omissis e questo perché, spiega il giudice, contiene “il riferimento a soggetti o a circostanze e fatti ancora oggetto di indagini e approfondimenti”. Tra questi, secondo quanto si appreso, proprio la natura del finanziamento da parte della Cpl alla fondazione di cui non viene fatto il nome. “...se dobbiamo pagarlo perché ci porta questo e chiudiamo questo no venti ma anche duecento. Non che sono contrario a priori perché sono ventimila euro, io ho il senso del denaro, c’ho cinque figli”, dice Simone.

Secondo il giudice, questo colloquio - anche se non attinente in modo specifico ai fatti di Ischia - va comunque citato nell’ordinanza perché “il tenore e il contenuto della conversazione appaiono fondamentali anche per la valutazione delle esigenze cautelari, e in particolare della pericolosità sociale dei protagonisti della vicenda, rappresentando lo “specchio” della strategia aziendale di tale cooperativa, con particolare riferimento ai rapporti e alle relazioni “patologiche” esistenti tra gli uomini espressione di tale cooperativa da una parte ed esponenti politici (e più in generale della pubblica amministrazione)” dall'altra, “rapporti sovente “schermati” attraverso triangolazioni con fondazioni varie e di varia natura”.

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