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Riservatezza e silenzi nella “famiglia” Cpl

di Felicia Buonomo
Riservatezza e silenzi nella “famiglia” Cpl

I sindacati, unitariamente, hanno chiesto un incontro urgente alla direzione La Fiom: «Temiamo che la magistratura disponga i sequestri dei cantieri»

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CONCORDIA. Dire che l'aria è tesa, significherebbe utilizzare un'espressione blanda. Perché nei corridoi della Cpl di Concordia ieri, all’indomani della bufera giudiziaria, prima della paura per un futuro che non si riesce nemmeno ad immaginare, viene lo stupore e con esso anche il silenzio, non si sa se imposto dai vertici aziendali o dal timore di dire qualcosa di poco gradito o sconveniente per le indagini. C’è poca voglia di parlare tra i dipendenti e sono increduli i lavoratori, che ieri, come due giorni fa (il giorno degli arresti), hanno continuato ad operare come sempre, pur sapendo che fuori si era scatenato l’inimmaginabile, un vero e proprio terremoto, questa volta giudiziario.

Capi di imputazione che fanno tremare i polsi. Anche a chi non è coinvolto e che nulla poteva sapere di ciò che stava accadendo fuori le mura aziendali. Come i lavoratori, dentro gli uffici del gruppo e presenti nei cantieri dove la cooperativa è impegnata lungo tutta la Penisola (oltre che all’estero, dove tuttavia la rappresentanza di lavoratori italiani è ovviamente minore).

«Non riusciamo a crederci – racconta uno dei lavoratori di Cpl Concordia, appena finito il turno di lavoro, un giorno come un altro per le mansioni da svolgere, ma dal sapore decisamente diverso - Se ne è parlato con i colleghi, compatibilmente con il lavoro da fare come tutti i giorni, e tutti ci siamo detti la stessa cosa. Non ce lo aspettavamo, ci sembra incredibile quello che raccontano i giornali, perché le uniche cose che sappiamo le apprendiamo così. Ad un giorno dall’accaduto non riusciamo a dire altro».

Ma altro si dice, in realtà. Anzi si “sente” nell’umore. Perché oltre allo stupore c’è la preoccupazione, la paura, il timore che l’inchiesta intacchi la produzione, la ricca attività che la cooperativa di Concordia ha in tutta Italia.

Gli interrogativi sono tanti. Perché quando ci fu il terremoto, nel maggio del 2012, non c’era tempo per pensare. Ci si è messi subito a lavoro, con l'obiettivo di ripartire e tutto dipendeva solo dall’azienda e dalla collaborazione dei suoi dipendenti. E così è stato.

Oggi a scuotere l'azienda è un’inchiesta giudiziaria di tale portata da disorientare. Cosa deciderà di fare la magistratura nel proseguo delle indagini? Tra le tante cose, anche questo si domandano i sindacati di categoria, la cui unica preoccupazione è rivolta ai lavoratori e alla loro tutela.

«L’atmosfera è di massima riservatezza, è sempre stato così in Cpl, oggi ancora di più – racconta Alessandro Cambi, funzionario sindacale della Fiom/Cgil di Modena – ma è evidente che i timori non mancano. Quello più grande è che arrivino i sequestri nei cantieri. Uno dei reati contestati e che ha portato agli arresti c’è quello di corruzione. Se dovesse essere confermato ci auguriamo che non si arrivi a disporre il sequestro dei cantieri attualmente aperti dalla cooperativa. Questo sarebbe un problema reale e di grande portata per l’impianto occupazionale».

Per questo le organizzazioni sindacali, in modo unitario, hanno proprio ieri inviato una richiesta di incontro ufficiale alla direzione aziendale (condivisa con il responsabile delle risorse umane del gruppo cooperativo Jenny Padula). Si chiede un incontro urgente, per sapere quali potrebbero essere - ammesso che ve ne siano - le ripercussioni dell’inchiesta giudiziaria sulle attività produttive e conseguentemente sull’occupazione.

«Non sono giorni facili – racconta un altro lavoratore di Cpl – soprattutto per noi lavoratori, che apprendiamo le notizie dalla stampa. A noi non viene detto nulla, ovviamente. E nulla possiamo sapere. Ma proseguiamo a lavorare, perché crediamo ancora nel valore della cooperativa, anche se lo stato d’animo è differente in questi giorni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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