Simone, l’ex craxiano che “arriva ovunque”
È stato segretario di Bobo Craxi e amico di Bettino. Riportava in Italia i soldi nel passeggino della figlia
Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali per Cpl Concordia, era più che un procacciatore d'affari (leciti o meno leciti è la magistratura che lo sta indagando). Soprannominato Tom Tom, era capace di arrivare ovunque, dove gli “affari” erano più convenienti.
Era lui, secondo quanto emerso dalle indagini della magistratura, a gestire i flussi di fondi neri dalla Tunisia.
Lo faceva attraverso una società, riconducibile proprio a Simone, chiamata Tunit srl, che formalmente dovrebbe occuparsi di sviluppo di progetti commerciali, analisi di mercato e della clientela o simili.
La verità giudiziaria sembra essere un’altra e parla di un sistema illecito alimentato e sostenuto da un circuito finanziario opaco in Tunisia, che consentiva alla Cpl di disporre di somme di denaro in nero. Come? Attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con la Tunita sarl, somme utilizzate prevalentemente per pagare tangenti a pubblici ufficiali al fine di aggiudicarsi appalti pubblici.
Simone arriva e fa arrivare lontano. È un vecchio socialista di scuola craxiana, amico di Bettino e Bobo Craxi. Di Bobo Craxi ne è diventato persino segretario. Simone arriva quando Bobo Craxi commissaria la segreteria lombarda dei socialisti. E le amicizie socialiste di Simone non sono scollegate con la bufera giudiziaria che in questi giorni si è abbattuta su Concordia e l’isola di Ischia. Bobo Craxi, infatti, rappresenta una conoscenza che - secondo quanto racconta ai pm un testimone – Simone pare abbia sfruttato per introdurre la Cpl in Tunisia (anche se non emerge che Bobo Craxi sia mai stato legato da rapporti formali con la Cpl).
Perché se è vero che formalmente con la Cpl Concordia Simone ha un contratto come procacciatore d’affari (con un compenso pari a 15mila euro al mese), il suo vero tesoro è proprio la Tunisia e la “sua” Tunita, il “salvadanaio nero” della cooperativa di Concordia.
Ma Simone – emerge dalle carte dell’inchiesta – sa muoversi bene anche da solo ed è uomo di grande furbizia e fantasia. È lampante in quella intercettazione dove racconta al suo interlocutore di aver passato la dogana di Fiumicino con i soldi nascosti nel passeggino della figlia, che tanto il «passeggino chi c... lo controlla». (f.b.)
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