«Soffitte-case, sgomberi subito»
Comune conferma: sentenza del Tar non dà scampo. Gli inquilini presto dovranno lasciare gli alloggi
Dieci famiglie di nigeriani sono sotto sfratto a breve termine per effetto della sentenza del Tar che ha messo un punto fermo a una vicenda legale durata diciannove anni.
Al centro della contesa le soffitte del condominio di via Pisacane 13 affittate dall’Immobiliare Le Scale come abitazioni e dove i residenti pagano 300 euro al mese. «Abbiamo un regolare contratto d’affitto registrato - dicono questi ultimi - la residenza registrata all’anagrafe e i permessi di soggiorno e di lavoro collegati a questa casa. Finora andava tutto bene e nessuno voleva mandarci via di qui; adesso dove troveremo un altro posto?»
In un linguaggio con poche parole italiane e a base di pidgin, una sorta di esperanto inglese delle popolazioni africane che furono colonie britanniche, le famiglie che occupano non riescono a capire perchè da un giorno all’altro loro devono abbandonare quello che hanno. Anche se arrivano a vivere in cinque in quattordici metri quadrati, in un’unica stanza che fa da cucina e soggiorno sino a notte, quando diventa camera da letto, gli immigrati sono legati a quel tetto a pochi centimetri sulla testa.
E anche se l’unica apertura è un oblò rettangolare, grande meno della metà di una finestra normale, i bambini sono al sicuro. Nei solai del nono piano non ci mette piede nessuno, l’ascensore si ferma all’ottavo e per salire ci vuole un’altra rampa di scale. Lì sopra si conoscono tutti. Vengono dalle stesse zone, possono parlare la loro lingua, e nessuno si scandalizza se lo sgabuzzino che fa da bagno e doccia è grande come una scrivania o se la cucina è fatta per le giovani coppie da un fornello elettrico. Trecento euro tutto compreso sono un traguardo, anche se a un metro dalla porta il tetto precipita da 190 a 50 centimetri perché una volta quella cubatura era stata autorizzata solo per i solai degli inquilini.
«Con il condono tomabale del 1985 - spiega pacatamente l’amministratore del condominio, Michele Nerbano - l’immobiliare che era proprietaria delle soffitte chiese al Comune di Modena il condono per il cambio d’uso dei locali. Cosa che fu prontamente accordata e altrettanto sollecitamente contestata dal condominio.
La composita maggioranza dei residenti, forte di delibere assembleari con la maggioranza dei millesimi, cominciò un’azione giudiziaria fatta di decine di passaggi, impugnazioni, delibere, ricorsi sui vari aspetti dell’illegittimità dell’atto. Fino al 2014 il Comune ha sempre dato man forte all’immobiliare, poi l’anno scorso ha revocato l’abitabilità. Subendo i ricorsi dell’Immobiliare. Sino all’ultima sentenza, quella del Tribunale Amministrativo Regionale. E ora si dovrà chiedere ai proprietari di adeguarsi per arrivare a liberare i locali degli attuali inquilini. «Con effetto immediato» dice il Comune. Già, ma in che tempi? Alcuni dei residenti, da dietro le porte di ferro dei microalloggi, spiegano che abitano lì da 15 anni. Sino a che il Comune e l’Immobiliare Le Scale non si metteranno d’accordo, la sentenza resterà lettera morta.
Saverio Cioce
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
