Gazzetta di Modena

Modena

Tomei: «Comuni, è tempo di fusioni»

di Daniele Montanari
Tomei: «Comuni, è tempo di fusioni»

Il sindaco di Polinago lancia la proposta: «L’Unione è superata. Pronti a dialogare con Lama, Pavullo e Serramazzoni»

3 MINUTI DI LETTURA





POLINAGO. «L'Unione non dà quelle risposte di cui un piccolo Comune come Polinago ha bisogno, per cui va avviata una riflessione per superarla e procedere invece alla fusione tra Comuni».

È il sasso che ha lanciato a sorpresa ieri il sindaco Gian Domenico Tomei all'incontro di presentazione del bilancio di previsione 2015 ad associazioni di categoria e sindacati. Nell'analisi del documento finanziario, Tomei ha sottolineato più volte che un centro di 1.700 abitanti «non può più autogestirsi», a fronte anche di continui tagli dallo Stato che hanno ridotto i 541mila euro di contributi del 2004 ai 99mila del 2015, anno per cui si registrano altri 55mila euro in meno. Di qui la necessità di un appoggio nella gestione della macchina con delega di funzioni, che in parte si sta attuando a livello di Unione del Frignano. Ma l'ente che sta nascendo a suo giudizio non basta: «Io ho sempre creduto nell'unione di servizi – ha osservato – sulla quale bisogna senz'altro procedere. Ma oggi penso che l'organo in sé sia superato e che per stare al passo serva una soluzione diversa che è quella della fusione tra Comuni. Non è pensabile che il cittadino di una frazione paghi le tasse, voti per un sindaco dandogli mandato per prendere decisioni e poi veda che le scelte vengono fatte su un'area diversa che non è quella comunale ma dell'Unione. Non può funzionare, non viene più garantito il diritto alla rappresentatività dei cittadini. Per questo ho avviato un confronto con i sindaci che nel bolognese e nel reggiano sono già arrivati alla fusione per capire che tipo di modello proporre per il nostro territorio». Secondo Tomei le spese per l'Unione sono diventate troppo alte e non c'è il meccanismo di altre Unioni della Bassa, come l'Area Nord o le Terre d'Argine, «dove tutti hanno pari dignità». «Non siamo disponibili a essere incorporati domani – ha rimarcato – allora dico: facciamo un passo indietro e decidiamo noi che fusione vogliamo». Il primo soggetto di riferimento potrebbe essere Lama Mocogno, «ma da sola non basta», per cui il pensiero va anche a Serramazzoni e Pavullo, comuni che però hanno dimensioni molto più grandi. Per questo va avviata un'attenta riflessione per un approdo «che può arrivare anche tra dieci anni, ma che rappresenta il futuro delle nuove generazioni». L'idea ha trovato sponda generale tra sindacati e le associazioni riunite in Rete Imprese, che da tempo chiedono di pensare alla fusione come stanno facendo Cavezzo, Medolla e San Prospero. «Già riuscire a fare un'Unione come si deve è un passo avanti formidabile per il territorio e c'è da lavorare ancora parecchio – ha commentato il presidente Romano Canovi – se c'è poi chi vuole addirittura la fusione, ben venga. Però stiamo attenti a passare da un doppio a un triplo salto mortale, perché c'è anche il rischio di spezzarsi il collo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google