Gazzetta di Modena

Modena

Un patto sociale per vivere l’autismo

di Chiara Tassi
Un patto sociale per vivere l’autismo

Momenti formativi, laboratori di musica, psicomotricità e sport: «Così ci apriamo al mondo e capiamo meglio i nostri figli»

3 MINUTI DI LETTURA





«Col passare di mesi, degli anni, i genitori diventano gli “specialisti” del proprio figlio, prendono la laurea ad honorem in autismo senza mai aver messo piede in un’aula di medicina, ed è per questo che siamo diventati importantissimi per i dottori, perché li aiutiamo a comprendere i nostri ragazzi nel quotidiano, raccontando loro quello che non potranno mai leggere su alcun testo medico».

A parlare è Erica Coppelli, attuale presidente Aut Aut Modena, onlus che dal 2003 promuove e coordina progetti di formazione, assistenza e raccolta fondi per il sostegno alle famiglie con persone autistiche. «Dal 2013 abbiamo una sede a Cognento, nell'ex scuola elementare appositamente ristrutturata e attrezzata per specifiche attività educative/riabilitative - prosegue Erica - Da allora accanto a servizi puramente informativi rivolti a genitori, nonni e fratelli (come lo sportello psicologico, quello legale o corsi di formazione studiati appositamente per ciascun membro della famiglia) abbiamo attivato anche percorsi rivolti ai ragazzi: in sede facciamo laboratori di musica e psicomotricità, mentre ci appoggiamo a strutture esterne per il basket e la canoa. Ma non solo, siccome sappiamo quanto sia importante per i nostri ragazzi vivere una vita “normale” organizziamo anche feste e uscite il sabato sera, campi estivi, vacanze al mare, ma anche attività di educazione alle autonomie, come Facciamo la spesa insieme, mentre prenderà il via a breve un percorso sull'abitare sicuro rivolto ai ragazzi più grandi».

Il tutto, sempre, gestito da personale altamente formato «che è ciò che fa star tranquilli i genitori» commenta Erica.

Al momento sono una sessantina i ragazzi seguiti da Aut Aut, da bimbi di 2/3 anni fino a ragazzi di 30: «Far parte di un’associazione come la nostra è un vantaggio non solo per i ragazzi, che possono così entrare in un percorso studiato sulle loro specifiche esigenze, ma anche per i genitori: condividere i momenti di difficoltà, ma anche le gioie, ti fa sentire meno solo, meno abbandonato a te stesso. Quando ho iniziato io, con mio figlio, questo percorso le cose erano molto diverse: non esistevano programmi, non esistevano percorsi condivisi, ogni famiglia era lasciata al proprio destino. Adesso invece l'associazionismo permette un sodalizio con “il resto del mondo” che gravita intorno ai nostri figli, sia questo il mondo ospedaliero, la scuola, lo sport, che ci permette di rendergli la vita migliore».

Parte di questa “rete” è stata creata anche grazie alla sensibilità che associazioni come Aut Aut sono riuscite a creare nell'opinione pubblica e nelle istituzioni: sei mesi fa è stata firmata una convenzione tra Aut Aut, Ausl e Comune di Modena per la nascita di Progetto Autismo, e va in questa direzione il seminario formativo in programma domani rivolto alle Forze dell'ordine modenesi.

«A dicembre 2014, secondo le ultime statistiche di neuropsichiata infantile, erano 320 i ragazzi autistici con meno di 18 anni certificati nel modenese. Ad oggi siamo saliti a 380 - conclude Erica - In 2 mesi sono state fatte 60 certificazioni, e questo significa che c'è un’attenzione maggiore al problema, significa che chi gli insegnanti, nello specifico, dato che sono loro solitamente i primi ad accorgersi che c’è qualcosa che non va, sono più attenti e segnalano prima. E a questi risultati, a questa attenzione, a questa sensibilità, si arriva anche grazie alla formazione. Come dico spesso ai genitori che entrano in associazione - conclude Erica - dall’autismo non si può guarire, ma tanto può essere fatto per migliorare la vita dei nostri figli. E delle nostre famiglie». Per informazioni: http://autautmodena.it/

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google