«Casari? Un amico, ma non era dipendente»
Marchesini: «Quando seppi dell’avviso di garanzia gli dissi di risolvere prima i suoi problemi»
«Sono sconcertato. Faccio fatica a trovare le parole per quello che provo. Casari lo conosco da una vita. Un amico e la sua amicizia non la rinnego in questi giorni difficili e dove magari tanti prendono le distanze. Ma voglio anche subito chiarire che l’ex presidente di Cpl non lavorava per Wam Group e non aveva sottoscritto alcun contratto....».
Vainer Marchesini, presidente del gruppo industriale di Ponte Motta, definito una “ multinazionale tascabile” con sedi in mezzo mondo e proiettata per la gran parte degli affari all’estero, torna sul suo rapporto con l’ex presidente di Cpl arrestato e sulle carte dei magistrati che indicano, dopo l’uscita di scena di Casari dalla multiutility un suo ingresso in Wam. Chiarisce Marchesini: «So che competenze e esperienza professionale ha Casari e quando è andato in pensione avevamo parlato di una sua possibile collaborazione con noi. Poi un mese fa, quando venne raggiunto da un avviso di garanzia, per un’inchiesta su presunti rapporti dell’azienda con i Casalesi in appalti e cantieri in Campania lo chiamai e gli dissi che prima di iniziare una collaborazione era meglio chiarire la sua posizione in questa vicenda. E lì siamo rimasti. Quindi nessun rapporto di lavoro. Il nome di Simone sbucato dalle carte dei magistrati e che Casari proponeva?Non è assolutamente il Simkone arrestato di Cpl e addetto ai rapporti istituzionali... Semplicemente un giovane tecnicoche era in cerca di lavoro. Resta una amicizia ultraventennale. L’amore di entrambi per il Modena, i sabati con gli amici a giocare a tennis e poi a pranzo...».
Come sabato scorso...
«Già. Io ero pronto per il solito pranzo tra amici all’Hotel Concordia - racconta Marchesini - Mi telefonarono però dicendomi di andare invece in Cpl perché i dipendenti avevano organizzato per Casari una maxi grigliata per i suoi trentacinque anni di presidenza e la sua uscita di scena per la pensione. Sono andato e sono arrivato mentre Roberto stava parlando agli oltre trecento presenti ricordando con commozione gli anni passati alla guida dell’azienda, la crescita... E vidi il suo stupore di fronte al regalo che gli avevano preparato: la vecchia Fiat 124 con cui iniziò la sua avventura di presidente...».
Il suo timore ora pensando a questa inchiesta?
«Che a pagare per errori possano essere l’azienda, i 1800 lavoratori che sono e restano entrambi una eccellenza».
Gianluca Pedrazzi
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