Entra alla Cgil con un coltello: «Voglio andare in carcere»
«No, non voglio farvi del male. Adesso vi racconto i miei furti così chiamate le forze dell’ordine e vado in galera. Devo fare in modo di mantenere me e e la mia famiglia. E così non ci riesco». Più...
«No, non voglio farvi del male. Adesso vi racconto i miei furti così chiamate le forze dell’ordine e vado in galera. Devo fare in modo di mantenere me e e la mia famiglia. E così non ci riesco».
Più che una minaccia con un coltello, il gesto del giovane che ieri è entrato armato alla Cgil è un atto di rinuncia e disperazione. È la storia di un uomo di 28 anni che si sente già confitto e incapace di trovare un lavoro fuori dal circuito carcerario. E che quindi arriva a vedere nel carcere l’unica possibilità di sopravvivenza.
Tutto si è svolto nell’arco di pochi minuti. Erano le 12.30 quando quel giovane - ben noto alla Camera del Lavoro - è apparso nell’atrio del palazzone della Cittadella.
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In portineria lo conoscono perché spesso viene a chiedere aiuto sotto forma di domande o informazioni, senza mai ottenere nulla. Ed è lo stesso che in passato aveva minacciato un funzionario mettendosi nei guai e senza risolvere niente.
Ieri mattina il giovane si è avvicinato a un impiegato, come fa di solito, ma questa volta ha estratto un coltellino e ha puntato la lama. Subito dopo, però, lo ha rassicurato. Il suo comportamento contraddittorio ha però suscitato un comprensibile sconcerto tra i presenti e in pochi minuti sono scesi alcuni funzionari e sono stati avvisati i carabinieri.
Mentre si attendeva l’arrivo della pattuglia, il giovane con il coltellino pareva determinato, ha snocciolato una fila di episodi di furti anche su auto elencato gli episodi in dettaglio.
«Ve li racconto - ha detto davanti ad alcuni sindacalisti - perché voglio andare in galera. Sì, in galera si sta meglio - ha aggiunto - fuori non ho trovato un lavoro. Non so più come aiutare la mia famiglia».
L’autodenuncia fatta a sconosciuti che assistevano ala scena ha reso noto il profondo disagio di quest’uomo, sicuramente una persona pressante e insistente, se non molesta, e in questo caso minacciosa, ma motivata da problemi drammatici e per lui insolubili.
In pochi minuti, quando era ormai ridotto alla ragione seduto su una panchina davanti ala Camera del Lavoro, è arrivata la pattuglia che lo ha portato via.
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