Il Senato: «Processate Giovanardi»
Il caso della foto di Aldrovandi. «Non diffamai e non devo scuse alla madre»
La Giunta per le Immunità del Senato dice sì all'autorizzazione a procedere nei confronti di Carlo Giovanardi, senatore modenese del gruppo Ncd-Acp, chiesta dai giudici di Ferrara. Una decisione che dovrà essere ora confermata dall'Aula di palazzo Madama.
Il parlamentare era stato accusato di diffamazione aggravata per alcune dichiarazioni rilasciate al programma radiofonico “La zanzara” nel 2013 sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese fermato da quattro poliziotti nella notte del 25 settembre 2005 e morto in seguito alle lesioni riportate al momento del fermo dagli uomini in divisa. Gli agenti il 6 luglio 2009 furono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per «eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi». Il 21 giugno 2012 la Cassazione confermò la condanna. Contro la richiesta dei magistrati di Ferrara hanno votato i rappresentanti in Giunta di Forza Italia, Gal, Ncd e Lega. Giovanardi aveva dichiarato ai microfoni della “Zanzara" che la foto mostrata da Patrizia Moretti, era una montatura e che «la macchia rossa che è dietro (la testa) è un cuscino, non è sangue».
«Ma la madre - aveva continuato Giovanardi in quella stessa trasmissione - ha detto che è sangue e neppure lo può dire perché non è così» ribadendo più volte l'affermazione iniziale. «Ho sempre detto che la foto mostrata dalla signora Moretti era vera - assicura - altra questione è rappresentata dalle differenti versioni che nel processo e fuori dal processo sono state date di quello che avevo detto».
«La giunta ha deciso in circa mezz'ora, in assenza di colleghi. Questo in contrasto con un consolidato orientamento della giunta per quanto riguarda la possibilità di un parlamentare di parlare fuori dal parlamento di argomenti già trattati in parlamento, come nel mio caso ». «Quella foto è stata scattata 52 ore dopo la morte di Federico Aldrovandi, come documentato dal perito dei pubblici ministeri. Quello che emerge dietro di lui è un mix di sostanze, enfatizzate dal cuscino: quando un corpo viene tenuto sul tavolo dell'obitorio si sedimentano fluidi, materiale ematico, definibile in vari modi, accentuato dalla postura. quella foto non c'entra niente con le cause della morte di Aldrovandi».
«Non c'è assolutamente nulla di diffamatorio nelle mie parole. È una gigantesca mistificazione: io ho affermato che quella foto che la signora mostra è una foto vera».
«Quello che è surreale è che non si capisce dove sia la diffamazione. È una questione di principio e tutela della libertà del parlamentare».
Giovanardi, poi, cita il caso del consigliere regionale dell'emilia romagna Luciano Vecchi (Pd), per cui il gip di Modena ha appena disposto l'archiviazione. «Lui- ricorda Giovanardi- ha definito squadristi i poliziotti del sindacato che protestavano per la condanne. La libertà di opinione vale solo per quelli del Pd?».
Non pensa di dover chiedere scusa a patrizia moretti? «Si chiede scusa quando si dice qualcosa di irriguardoso o offensivo. Io non mi sono mai permesso di dire nulla di irriguardoso nè di offensivo nei riguardi della signora Moretti».
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