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Ore 9,30: gli arrestati convocati dal giudice per l’interrogatorio

di Francesco Dondi
Ore 9,30: gli arrestati convocati dal giudice per l’interrogatorio

Ieri primo contatto in carcere tra Casari e i suoi avvocati «È pronto a spiegare tutto». E D’Alema affila gli artigli

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Un primo incontro, contingentato dai tempi imposti dal regime carcerario, ma funzionale ad analizzare quantomeno i capi d’imputazione. Il collegio difensivo, formato da Massimo Vellani di Modena, Luigi Sena di Napoli e Luigi Chiappero di Torino, ha avuto una breve chiacchierata con Roberto Casari. Si sono visti in mattinata, l’ex presidente di Cpl ha lasciato intendere di essere pronto a rispondere ad ogni contestazione e di avere molta voglia di offrire la propria versione. È tranquillo, Casari. I tre giorni trascorsi a Poggioreale non hanno scalfito la sua storica tenacia, anzi. È tenuto a distanza di sicurezza da tutti gli altri arrestati nell’inchiesta per la metanizzazione di Ischia, compresi - e soprattutto - dai suoi collaboratori: una prassi normale, necessaria ad evitare che possano concordare una strategia unitaria.

Ma oggi, inevitabilmente, Casari ritroverà Maurizio Rinaldi, Nicola Verrini, Francesco Simone, i fratelli Ferrandino e Bruno Santorelli accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. L’appuntamento è per le 9,30, orario in cui inizieranno gli interrogatori di garanzia. Sarà una lunga giornata, che potrebbe proseguire anche domani vista la mole di risultanze che il giudice per le indagini preliminari, Amelia Primavera, potrebbe già porre sul tavolo.

Intanto sale la tensione tra Massimo D’Alema e i magistrati titolari dell’inchiesta dopo che nell’ordinanza vengono citati gli acquisti, effettuati da Cpl, di libri del politico e di 2mila bottiglie di vino dall’azienda di famiglia. «Che noi abbiamo venduto dei vini alla Cpl è vero - ha detto D’Alema - però non ho capito perché questo debba essere contenuto in un atto giudiziario dal momento che non è un reato. Non sono indagato. Allora perché si devono rendere pubbliche in un atto cose private di persone e che vengono semplicemente gettate in pasto così all’opinione pubblica per poter essere diffamate. Sarebbe abbastanza bizzarra l’idea che in questo scandalo, dove c’è un sindaco che viene accusato di avere avuto un tangente di 320mila euro, io possa essere acquistato per duemila bottiglie di vino. Mi pare oltretutto francamente offensivo. L’azienda “Madeleine” ha ricevuto dei regolari ordini tra cui anche da parte di questa azienda (la Cpl, ndr). Tra l’altro per noi si trattava di una cooperativa normale, nessuno poteva immaginare che poi sarebbe stata coinvolta in un’indagine giudiziaria, altrimenti non gliel’avremmo dato il vino».

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