Parco della Resistenza molto verde e tanti vandali
Un punto di riferimento per migliaia di residenti, quasi un angolo di campagna ideale per i bambini. Il problema principale sono i frequenti danneggiamenti
«Lo slancio di un puro, infinito ideale». Campeggia una scritta in memoria ai “giganti” della lotta al fascismo nella motta del parco della Resistenza. Assieme al parco Vittime dell’Olocausto è forse il luogo verde per eccellenza dedicato alla Memoria. Un ricordo troppo spesso leso da gesta tutt’altro che eroiche. Il percorso dalla stele alla motta si snoda da sud a nord, attraverso duecentomila metri quadri di verde, sentieri e piste ciclabili.
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Un patrimonio da salvaguardare dai vandali, come si nota dal miglio zero del nostro viaggio. C’è una teca di vetro per proteggere il simbolo inaugurato il 27 gennaio 2004, preso di mira più volte sin dall’inaugurazione. Lungo la marcia verso la parte più grande del polmone si vede un’area per cani e un campo di calcio la cui erba è spesso alta. Attraversando via Pavia si entra nel parco della Resistenza vero e proprio. L’impressione di varcare la soglia di un luogo separato dalla città è evidente. Sebbene sia nato nel 1996, il parco ha un sapore di antico per la sua concezione: enormi distese di verde e pochi interventi umani.
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I sentieri, ben tenuti, portano nomi di brigate legate alla Resistenza e attive sul nostro territorio provinciale. Gli amanti delle bici possono contare su un’estesa pista ciclabile. Nel cammino s’incontrano tanti corridori, marciatori, ciclisti e amanti dello sport in genere. Qualcuno porta i bambini al parco giochi. Non è uno spazio molto grande, ma i divertimenti non mancano: dall’altalena allo scivolo i “classici” ci sono tutti. Costeggiando la Morane s’entra nella “zona dei piccoli laghi”, in cui qualche “bontempone” d’inverno ha lanciato cestini della spazzatura. Più a nord c’è un pergolato con piante rampicanti in cui è possibile allenarsi. Verso est parte un sentiero che conduce al centro del parco.
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È la zona più ricca di panchine, complessivamente in buono stato, per quanto non manchino le scritte. I corridori solitamente l’attraversano in senso orario e più raramente s’avventurano nella zona a sud. Uno spazio esteso in cui i padroni lasciano spesso i loro cani liberi d’andare. C’è un’area dedicata a nordest, presso il confine con la Stazione Piccola, completamente delimitata. A due passi c’è il bar del circolo Parco della Resistenza, nella zona forse meno curata del parco.
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I percorsi sono accompagnati da staccionate, in alcuni casi sistemate qualche mese fa. Nella parte nordovest, di fronte all’Esselunga, c’è il simbolo del luogo. È un rialzamento dal terreno, con tre colori a cerchi concentrici: verde, bianco e rosso. Il simbolo dell’Italia si presenta in porcellana, con una scritta bianca che richiama ai valori della Resistenza. Leggendo l’intitolazione in caratteri bianchi a persone che hanno vissuto «il più giusto sacrificio» la mente va per contrasto alla svastica dipinta su una cassetta poche centinaia di metri più a sud.
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Opera anche in questo caso di un vandalo, nel “sancta sanctorum” dei parchi cittadini. Il luogo è circondato da chiese e scuole, così il visitatore è accompagnato dalle voci dei bambini e dal rintocco delle campane durante il giorno, assieme ai richiami dei numerosi animali presenti, specialmente volatili. Di notte non ci sono cancelli da chiudere e talvolta c’è lavoro per le volanti, soprattutto contro gli spacciatori.
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