Si spendono 200 euro per termo
Detrazione fiscale del 50% in dieci anni. Lavori rapidi per valvola e ripartitore
Quanto costa intervenire con un contatore per ogni termosifone come prevede la legge approvata lo scorso anno?
Una prima stima va fatta a partire dallo sconto fiscale, che per quest’anno prevede ancora la detrazione fiscale del 50% per gli interventi di risparmio energetico. Uno sconto interessante, parlando di tasse, ma che diventa poco più di un obolo tenuto conto che va effettuato nell’arco di dieci anni. Così chi spende 2 mila euro, ad esempio, potrà portare 100 euro all’anno in detrazione per dieci anni consecutivi. Ma i costi di adeguamento dell’impianto verranno affrontati immediatamente.
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Per avere un’idea della spesa si può partire dalle stime che vengono fatte nell’ambiente dei periti industriali.
Tanto per cominciare si parte dallo smontaggio dei termosifoni per una pulizia interna, che in gergo viene definito “defangamento”; la ruggine che si accumula all’interno e il calcare vengono ripuliti per dare ai tubi la migliore conducibilità termica. Al momento dell’installazione si monta anche la valvola termostatica e il ripartitore. Di qui parte il ripetitore d’impunlsi che si attiva con scadenza fissa per misurare la quantità di calore erogato dagli inquilini. Questi dati a loro volta vengono portati al concentratore di dati. E in un futuro molto prossimo, dicono i sostenitori del sistema, sarà possibile controllare via modem il funzionamento dell’impianto sul telefonino, controllando i consumi in tempo reale come per le automobili. E i risparmi? Il 17% in meno all’anno per una casa ben coibentata.
«In totale - riassume Alberto Bevini - stimiamo una spesa di 150, 200 euro per ogni termosifone per un buon impianto, tarato bene, non di più. E per chi lo vuole c’è anche la consulenza del tecnico specialista, da 100 a 150 euro per appartamento».
A occhio e croce la spesa media, per un appartamento con sette termosifoni, si aggira attorno ai 1500 euro, sempre secondo i calcoli di massima calcolata dai periti industriali.
Occorre però fare i conti anche con i convitati di pietra, con i tanti inquilini che non pagano le spese condominiali per la perdita del lavoro o perchè in cassa integrazione.
Sono migliaia, dicono sotto voce gli amministratori condominiali; molti di più sono quelli che fanno fatica ad arrivare a pagare le rate delle spese comuni, riscaldamento compreso. Il pericolo di un’evasione massiccia all’obbligo non è un’ipotesi teorica; nessuna legge autorizza i pubblici ufficiali a entrare casa per casa e verificare chi ha i contatori.
La vigilanza su quest’obbligo spetta alle regioni ma gli “sceriffi dei termosifoni” non sono previsti da nessuna norma e non avrebbero nessun potere d’ispezione. (s.c.)
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