Autismo, un patto per aiutare i malati
Seminario e finanziamento regionale di 1milione e 200 euro. L’associazione “Aut aut” e i 385 affetti
Modena in prima linea nell’aiutare e sostenere le persone autistiche. Il rilancio di questo impegno, avvenuto in occasione della giornata mondiale, presso l'Accademia Militare, con il seminario di formazione "Incontrando persone con autismo".
In questa sede è stato presentato accordo di programma fra associazioni, Ausl , Comune e le forze dell'ordine, con lo scopo di tutelare le persone con autismo in situazioni di rischio o di emergenza. Per l’occasione il presidente della Regione Stefano Bonaccini, ha annunciato dal convegno modenese l'impegno per il 2015 da parte della Regione Emilia-Romagna con un finanziamento di 1 milione e 200mila euro in favore di tale accordo. «Come Regione - ha detto Bonaccini - vogliamo contribuire, ad aumentare la consapevolezza vera sull'autismo, quella che spazza via luoghi comuni, stereotipi e false credenze».
Uno dei promotori dell'iniziativa è l'Associazione Aut Aut nata a Modena nel 2003 e attivamente impegnata sul territorio nei confronti dell'autismo.
«Alla nostra associazione sono attualmente associate 60 famiglie - spiega Erika Coppelli, presidente di Aut Aut Modena - e ci occupiamo di persone dai tre fino ai trent'anni».
Le attività di Aut Aut vanno dallo sportello d'ascolto, la tutela legale per i pazienti e le loro famiglie, centri estivi e corsi di psicomotricità.
«La nostra attività nei confronti delle persone affette da autismo è quotidiana. - continua Coppelli - Ora effettuiamo un progetto assieme alla Ausl e al Comune che consiste in ore di terapia con metodo Aba, il metodo oggi ritenuto più valido. L'obiettivo è quello di fare vivere i ragazzi affetti da autismo allo stesso modo dei propri coetanei». A livello provinciale, sono 385 i soggetti affetti da autismo che vanno dagli zero ai 18 anni ma che, in alcuni casi, vengono seguiti anche fino ai ventuno anni.
«L'autismo è un fenomeno in aumento, - ci spiega Milena Gibertoni della Neuropsichiatria infantile dell'Ausl modenese - e lo vediamo rappresentato maggiormente nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Essendo un disturbo neurobiologico non è legato a fattori culturali e dunque si evidenzia allo stesso modo anche fra gli stranieri».
La percezione in aumento del fenomeno pare essere legata soprattutto al fatto che i mezzi diagnostici moderni sono maggiori rispetto al passato. Gibertoni spiega inoltre che, «l'aumento dei casi di autismo può essere causata da ulteriori fattori come l'età avanzata del padre al momento del concepimento, la prematurità del bambino e ad alterazioni genetiche combinate a fattori ambientali».
Ma come riconoscere i campanelli d'allarme dell'autismo?
«Un primo avvertimento può essere un ritardo nello sviluppo del linguaggio verbale che poi non viene però sostituito con quello non verbale, ossia coi gesti. - spiega Rita Nasi, psicologa - Oppure l'uso non tradizionale dei giocattoli e la mancanza dell'attenzione condivisa. Per tutti questi motivi sarà molto facile che il bambino sfocerà in pianti inconsolabili». Non esistono cure farmacologiche per combattere l'autismo e non ci sono regole nella diffusione del disturbo. «La condizione dei ragazzi affetti può essere migliorata attraverso percorsi dediti all'incremento della loro autonomia. È un'occasione per ognuno di noi per imparare un'altra lingua e per metterci continuamente in discussione».
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