«Autori in cella, Poletti si dimetta»
Aer: il suo ministero ha autorizzato questa pratica. E Sel interroga
«I responsabili dell'agenzia interinale che a Modena propone di azzerare i diritti dei lavoratori dovrebbero andare in carcere e il ministro Poletti dovrebbe dimettersi». Lo dice il consigliere regionale dell'Altra Emilia-Romagna, Piergiovanni Alleva, commentando il volantino con l'offerta del “contratto rumeno” denunciato in Procura dalla Cgil. La cosa più grave, scrive Alleva in una nota, «è la vantata autorizzazione ministeriale ad agire al di fuori delle leggi: se così fosse andrebbero chieste le immediate dimissioni del ministro poletti». Dopo il Jobs Act, continua il consigliere regionale che è anche avvocato esperto di diritto del lavoro, «abbiamo infatti chiara la tendenza del ministro a vedere con favore lo sfruttamento cinico dei lavoratori, ma questa sarebbe una conferma eclatante ed ufficiale che non può essere tollerata». Conclude il consigliere Aer: «Cercheremo dunque di vederci più chiaro sia dal punto di vista politico che legale, la nostra reazione non mancherà e in 48 ore questo scandalo dovrà rientrare». Coinvolge il ministro anche Sel, con una interrogazione parlamentare a Giuliano Poletti sul caso del "contratto rumeno" a Modena. Dopo la denuncia della Cgil in Procura e alla Direzione del lavoro, è il deputato ravennate di Sel Giovanni Paglia ad incalzare il ministero del lavoro per la “vergogna europea” che si sta consumando a Modena.
«”Niente Inail! Niente Inps! Niente malattia! Niente infortuni! Da 14 mensilità più Tfr si passa a 11, e per giunta con la max flessibilità”, si legge nel volantino dell'agenzia denunciata dal sindacato». Stigmatizzando «la semplice violenza di un volantino appeso al muro», Paglia osserva che un caso del genere accade a Modena «ma probabilmente anche altrove, perchè non esiste limite al peggio, se il lavoro è merce e non dignità e diritti». Rilancia il deputato vendoliano, che in una nota pubblica il volantino: «Presenterò oggi stesso un'interrogazione al ministro poletti, sperando che almeno stavolta si degni di rispondere».
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