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L’imminente futuro della Casa di lavoro è pieno di insidie

CASTELFRANCO. Ha ancora senso tenere aperte le Case di Lavoro come quella presente nel Forte Urbano? A questo interrogativo posto alla presentazione dei dati relativi al convegno “Poveri o pericolosi?...

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CASTELFRANCO. Ha ancora senso tenere aperte le Case di Lavoro come quella presente nel Forte Urbano? A questo interrogativo posto alla presentazione dei dati relativi al convegno “Poveri o pericolosi?” organizzato nel 2013, hanno cercato di rispondere il sindaco Stefano Reggianini, la vice Maurizia Bonora, l’assessore Giovanni Gargano, il garante regionale Desi Bruno, Patrizia Tarozzi direttore dell’Uepe di Modena, Paola Cigarini della conferenza regionale del volontariato, Gianpaolo Ronsisvalle avvocato di Modena e referente locale per l’osservatorio carceri e il dottor Masellis.

Le case di lavoro sono strutture che accolgono persone che, una volta scontata la pena, sono considerate ancora socialmente pericolose. «Partendo dalla definizione di casa del lavoro, non vorremmo mai che la nostra fosse un luogo di emarginazione», ha detto Reggianini.

«La chiusura degli Opg riapre la questione sul mantenimento delle case di reclusione - fa eco Gargano - su una loro riqualificazione o dismissione. Non nascondo la preoccupazione che si possa pensare che la nostra struttura possa accogliere persone che provengono da un percorso di ospedale giudiziario psichiatrico».

Quella di Castelfranco è una casa di reclusione con annessa casa del lavoro. Al 31 dicembre ospitava 102 persone di cui 94 internati, 7 condannati e un imputato. Da una visita dell’Ausl sono state evidenziate numerose patologie di salute. Il problema più rilevante è la scarsissima possibilità di lavorare, nonostante l’enorme potenziale: decine di ettari di terreno e oltre 2mila metri quadrati di spazi interni inutilizzati. Circa 15 internati, infatti, svolgono a rotazione lavoretti nelle serre, nelle stalle, in un laboratorio di produzione di miele con turni di quindici giorni. Altri 40 sono addetti alle mansioni ordinarie compreso il servizio mensa. «Chi viene destinato ad una casa lavoro - spiega il garante Desi Bruno - vive una sorta di ergastolo bianco. È fondamentale che il recupero avvenga attraverso un percorso legato alla territorialità. La quasi totalità degli internati di Castelfranco non vive in Emilia Romagna, bisognerebbe che la competenza passasse alle regioni di origine, per un miglior reinserimento nel tessuto sociale». (mvm)

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