Manuela Ghizzoni: «La mia lunga lotta contro il tumore»
La deputata Pd: «Come Angelina Jolie. L’ho scoperto a 39 anni, per vivere mi sono sottoposta ad asportazione dell’utero e mastectomia»
L’intervento di mastectomia preventiva consiste nell’asportazione delle due ghiandole mammarie in una donna ancora sana, ma portatrice di una modificazione genetica che la sottopone ad un rischio altissimo di contrarre il cancro al seno. Tale radicale operazione ha assunto fama planetaria da quando l’attrice Angelina Jolie ha scelto di sottoporsi all’intervento, seguito recentemente da una rimozione di ovaie e tube di Falloppio.
Tuttavia, intorno a noi, con molto meno clamore e già da diversi anni, ci sono donne che hanno deciso questo sistema preventivo che ha suscitato scalpore per la sua radicalità. Una di queste è la parlamentare carpigiana Manuela Ghizzoni, così combattiva nella vita pubblica, come di fronte a momenti drammatici della vita come la scelta di un percorso di cura così estremo.
«Nel 2001, quando avevo appena 39 anni, mi è stato diagnosticato un tumore al seno – racconta Manuela – mi sono sottoposta all’iter di cura, che prevede l’intervento chirurgico, la chemioterapia e successivamente la radioterapia. Poi, il dottor Fabrizio Artioli, visto che mia madre e mia zia erano avevano entrambe il cancro al seno, mi disse che avrei dovuto affrontare un test genetico una volta terminate le cure. Il test rivelò che ero positiva al gene Brca 1 e Brca 2. I medici mi posero di fronte ad alcune possibilità. O aumentare i controlli a seno e ovaie, o, tra le opzioni, mi parlarono di profilassi, mastectomia e asportazione di tube e ovaie. Da quel momento, mi presi tempo per meditare a lungo la mia scelta, che non ho fatto a cuor leggero. Passò circa un anno e, dal momento che i continui controlli mi provocavano uno stato di agitazione che incideva sulla qualità della mia vita, affrontai il primo intervento nel 2003: l’asportazione di utero, tube e ovaie. Desidero sottolineare che sono scelte che non vanno prese a cuor leggero. La rilevanza che la questione sta assumendo a livello mediatico spero non induca ad uno spirito di emulazione basato sulla sola spinta emotiva. Occorre ricordare che interventi come la mastectomia preventiva sono ristretti ad una limitata platea di donne».
«Quando ho deciso che avrei fatto l’intervento avevo 42 anni, non avevo avuto figli fino ad allora e non ne avrei avuti. Trascorsero anni e arrivò il 2007, anno in cui mia madre morì di cancro all’utero. Decisi quindi di affrontare l’intervento al seno. Con qualche rischio legato al fatto che avevo già subìto una quadrantectomia e il mio seno era già stato sottoposto a radiazioni – prosegue Manuela - La probabilità che necrotizzasse era pari al 50%. Fortunatamente tale eventualità molto negativa non si verificò. Ora sto bene, sono serena e fiduciosa che le scelte che ho fatto incideranno positivamente sull’allungamento della mia vita».
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