Pd, la grande crisi fa restringere gli uffici
Dalla “fortezza stile Pci” di via Fontanelli al maxi-appartamento di via Rainusso. E per le feste si annunciano tempi duri
È un po’ come per il Polo Nord. Lassù l’“effetto serra” scioglie i ghiacci e riduce la calotta artica, a Modena i tagli ai finanziamenti dei partiti, ma soprattutto la grave crisi di partecipazione, di iscritti ed economica, in cui versa il Partito Democratico, riducono le dimensioni delle sedi.
Le quattro foto pubblicate qui sopra sono quindi emblematiche di questa cura dimagrante che nel corso degli anni ha subito il partito. È veramente una cosa da “secolo scorso” ricordare quando la federazione provinciale del Partito Comunista Italiano era un “colosso” da oltre 3mila 500 metri quadrati che “controllava” la città. Una vera e propria fortezza che dava il senso del potere.
Poi venne la perestrojka targata Occhetto, ma soprattutto iniziarono i problemi di gestione economica. Calarono gli incassi e il partito dovette riorganizzare anche il patrimonio, arrivando al primo storico trasloco in via Divisione Acqui (era il 1997) accanto alla questura. Una sede nuova di zecca di proprietà della Sim, la società immobiliare del partito, dimensioni ridotte ma pur sempre più che dignitose. Due piani, oltre 1500 metri quadrati.
E siamo già nel nuovo millennio quando i conti fanno fatica a quadrare e una sede di quelle dimensioni non è più economicamente sostenibile. Prima si restringono gli spazi, affittando una parte dello stabile. Poi arriva l’epoca del secondo trasloco. È il 2011 quando si va al direzionale Modena Due, in una sede di oltre 500 metri quadrati dove vengono collocati i dipendenti, ancora numerosi, e svolte tutte le riunioni di partito. Una bella sede, ma a causa dei costi di gestione, ben presto si trasforma in una zavorra da alleggerire. La soluzione emerge nel giro di un paio d’anni (2013) con un mini trasferimento. Dal civico 31 al 15. Si cambia scala, ma soprattutto dimensioni. Si scende a circa 400 metri quadrati con spazi più angusti tanto che negli ultimi tempi per le assemblee in grande stile si deve ricorrere alla sala del circolo Madonnina o a quelle di Palazzo Europa.
Il resto è storia di oggi. I tagli al finanziamenti dei partiti, ma soprattutto la decisione di Renzi di avere un partito snello, il Pd 2.0, fatto di non professionisti della politica, unito al calo di iscritti e degli incassi delle feste del partito, vedono i bilanci avvicinarsi pericolosamente al rosso. Colore un tempo caro, ma non quando si parla di entrate ed uscite. Ecco allora che l’attuale sede di via Scaglia diventa a sua volta un problema; oltre ai costi del personale che porteranno ai contratti di solidarietà, anche con il 50% di riduzione di stipendi per alcuni.
Nelle scorse settimane si è cercata la soluzione interna. Si era pensato a via Balugola, in centro storico (a proposito anche quella ha costi elevati) ma è troppo piccola. L’alternativa era il circolo della Madonnina, ma sarebbero state alte le spese di ristrutturazione. Alla fine, da ambienti Confesercenti è emersa la proposta: via Rainusso 144, c’è la sede di fatto bell’e pronta. Basta una mano di colore e il cablaggio per i pc. Il costo di affitto e le spese di condominio sono inferiori a via Scaglia e le dimensioni se non uguali leggermente superiori: circa 400 metri quadri (e non 200 come erroneamente riferito ieri) Detto fatto. Entro fine anno il trasloco.
Ma tutto questo non basterà a porre la parola fine alle questioni economiche. Le voci di corridoio, (a proposito ieri grande nervosismo per le notizie uscite sul bilancio e gli iscritti), parlano di problemi in vista anche sul fronte feste. Quella d’Inverno pare non sia stata un successone. Anzi... Già l’anno scorso le feste - eccezion fatta per la “cassaforte” rappresentata dalla kermesse provinciale - erano andate così così. I costi di gestione sono aumentati (non ci sono più i volontari di una volta, occorre pagare gli allestimenti) e gli incassi calati. E ora si teme che l’onda negativa si prolunghi sulla stagione delle feste estive che si va a cominciare. «Tra l’altro ci mancava pure la storia delle coop e di Cpl- commentavano ieri nei corridoi - Prepariamoci a sponsorizzazioni ridotte all’osso. E senza soldi non si possono fare cose in grande». Insomma clima preoccupato e, come sempre, non manca chi lancia accuse sulle origini di tutto ciò. Nel calderone ci finiscono in tanti: da Renzi a livello nazionale, a Sirotti a livello comunale, addirittura Bonaccini per quando era segretario provinciale definito “spendaccione”. Ognuno ha un colpevole. Nessuno ha la soluzione
@andmarini
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