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Gli negano la cittadinanza: è pericoloso per l’Italia

Gli negano la cittadinanza: è pericoloso per l’Italia

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di un marocchino che vive a Medolla Misteriosa informativa sulla sua condotta: “A rischio la sicurezza dello Stato”

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MEDOLLA. È in Italia da oltre 25 anni e così nel 2010 aveva avanzato l’istanza per prendere la cittadinanza. Ma la domanda è stata ripetutamente bocciata perché “dall’attività informativa esperita sono emersi elementi attinenti alla sicurezza della Repubblica tali da non rendere opportuna la concessione della cittadinanza allo straniero”. Una formula piuttosto utilizzata nei dinieghi elaborati dal ministero dell’Interno, ma che di fatto hanno già stoppato in due occasioni l’ambizioso progetto del marocchino.

Avendo infatti ricevuto risposta negativa all’istruttoria, si era rivolto al Tar del Lazio per ottenere giustizia. Ma i giudici del tribunale amministrativo avevano respinto la richiesta. Ma lo straniero, convinto della proprie motivazioni, ha scelto di ricorrere al Consiglio di Stato, che anche questa volta non ha potuto esimersi dal ritenere quella pericolosità sociale ostativa per qualsiasi provvedimento favorevole. Ora, l’ultima possibilità potrebbe garantirlo il ricorso alla Corte Europea, tanto che il magrebino ne sta discutendo con l’avvocato difensore, Flavia Sandoni che ha seguito tutto l’iter amministrativo.

Resta però il mistero sugli “elementi attinenti alla sicurezza della Repubblica”. In sostanza né davanti al Tar e neppure al Consiglio di Stato, l’avvocatura italiana, rappresentata dal legale Tito Varrone, ha esplicato quel rapporto segreto. L’uomo, si è detto, è pericoloso, ma non possiamo spiegare il motivo. Non lo può essere certo per i delitti di omicidio colposo per violazione delle regole sulla circolazione stradale e di guida senza patente, fatti relativi al 1991 e non inclusi nei potenziali rischi per la tenuta della Repubblica. E allora una lettura la forniscono direttamente i giudici di secondo grado quando scrivono che “il punto di motivazione – che muove da una verifica, ancorché in forma riservata, della complessiva condotta di vita dello straniero in relazione alla potenziale incidenza, per frequentazioni e/o inserimento in specifici contesti sociali, sulla sicurezza della Repubblica e che prescinde dalle specifiche figure di reato per le quali a suo tempo è intervenuta condanna - non forma oggetto di specifica contestazione e sorregge exse il provvedimento di segno negativo impugnato”. Semplificando: secondo le informative riservate, il medollese potrebbe aver frequentato qualche luogo o qualche personaggio sospetto; potrebbe anche non aver commesso alcun reato, ma di certo proprio quella macchina elaborata nel rapporto non gli può consentire di diventare italiano.

Francesco Dondi

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