Spese elettorali: l’avvocato vince “di misura” su Boschini
Chi più ha, più spende. Aimi fa man bassa di titoli, risultando anche il modenese più dispendioso nella corsa alla Regione. Il bilancio della campagna elettorale parla chiaro. Più di 28mila euro di...
Chi più ha, più spende. Aimi fa man bassa di titoli, risultando anche il modenese più dispendioso nella corsa alla Regione. Il bilancio della campagna elettorale parla chiaro. Più di 28mila euro di spese elettorali, due terzi dei quali sborsati di tasca propria dall’allora candidato. Una somma considerevole, destinata interamente all’acquisto di materiali e mezzi di propaganda e alla distribuzione degli stessi – dato, questo, comune alla gran parte dei consiglieri eletti - che pone il forzista al sesto posto nella classifica regionale.
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A poca distanza segue poi il Democratico Giuseppe Boschini, che rendiconta uscite per un totale di 26mila euro, a fronte di entrate che superano quota 30mila. Tra le varie spese del modenese compaiono anche due voci dedicate rispettivamente all’organizzazione di eventi di propaganda e al personale impiegato. Solo terzo, in questa classifica, il Presidente Bonaccini, la cui campagna è costata poco più di 18mila euro. E dire che l’allora candidato governatore era riuscito a incassare molto di più. Quasi 100mila euro provenienti, per la maggior parte, da imprese private. L’avanzo – più dell’80% di quanto raccolto – è stato versato al Pd regionale, che ne ha usufruito per finanziare la campagna elettorale del partito. Raccoglie più di quanto spende anche Palma Costi. La “rappresentante della Bassa” spende 12.523 euro a fronte di una raccolta di oltre 15mila, basata interamente su contributi da terzi. E girano su ordini di grandezza simili anche le campagne elettorali di Luciana Serri e Luca Sabattini, che si aggirano sui 10mila euro – ma dalle quali, al contrario, avanza poco e niente. Come avanza pochissimo anche dal rendiconto presentato dalla Gibertoni. L’esponente a cinque stelle raccoglie poco meno di 14mila euro – un decimo dei quali «forniti dal candidato» - e ne spende poco più di 13mila. Decisamente più “low budget”, invece, quelle del leghista Stefano Bargi. Il sassolese ha messo di tasca propria 1370 euro, tutti spesi in materiali e mezzi di propaganda. Ma a dire il vero la rendicontazione del Carroccio meriterebbe un capitolo a parte. Gran parte dei consiglieri eletti sembra infatti aver speso pochissimo. Gabriele Delmonte annota appena 256 euro, Andrea Liverani poco più di un migliaio e Alan Fabbri addirittura 46. A Fabio Ranieri invece sono arrivati 16mila 494 euro, interamente destinati al finanziamento della campagna della lista al completo. Tra i più spendaccioni, comunque, troviamo il candidato forzista Galeazzo Bignami. Che dal proprio portafoglio ha tirato fuori ben 37mila euro – altri 6mila da contributi esterni. Sorte condivisa da Tommaso Foti, unico consigliere di Fratelli d’Italia, anch’egli costretto a finanziarsi di tasca sua.
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